Pensione donne: 5 consigli per ottenere assegni più alti

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di

Oscar Puntel

Le donne che scelgono di stare fuori dal mercato del lavoro per dedicarsi alla cura della famiglia non pagano abbastanza contributi previdenziali. Risultato: avranno pensioni da fame. Per altro, già oggi sono inferiori a quelle degli uomini di circa il 30%. Cinque consigli da mettere in atto per avere assegni dignitosi

Con la collaborazione di:
Ricercatore Università di Pisa

Lo dicono i dati statistici nazionali: le pensioni delle donne sono più basse di quelle degli uomini. Stando agli ultimi numeri (gennaio 2016) forniti dall'Istat, nel 2014, i pensionati italiani sono stati 16,3 milioni (-134 mila rispetto al 2013) e hanno percepito in media un reddito pensionistico lordo di 17 mila 040 euro (+400 euro circa sull’anno precedente). Ci sono più pensionate che pensionati (52,9 femmine contro 47,1 maschi), ma l'entità dell'assegno previdenziale fa la differenza. Per un uomo che incassa una pensione media di 20.135 euro all'anno, una donna riceve circa 6 mila euro in meno: precisamente 14.283 euro all'anno. Si tratta del 29% in meno. Una disparità che diversi analisti ritengono possa ulteriormente pronunciarsi.

Perché? “Oggi si va in pensione con un montante contributivo. E l’assegno mensile calcolato sull'entità dei contributi accumulati nel corso della vita lavorativa. La donna è più soggetta a interruzioni delle sue contribuzioni, perché magari rinuncia a lavorare per dedicarsi alle cure dei genitori anziani o dei suoi figli”, ci spiega Giancamillo Palmerini, docente presso il Dipartimento di Scienze Politiche all’Università di Pisa ed esperto di tematiche sul lavoro. Cosa possono fare allora le donne per avere una pensione dignitosamente alta? Cinque consigli per pensare serenamente al proprio futuro e alcuni errori da evitare.

1. Pensare a una pensione complementare: ci sono agevolazioni fiscali

Puntare su una pensione complementare è la strategia più seguita per integrare una pensione misera erogata dall’Inps, che dipende dai contributi versati. Vi abbiamo già spiegato qui che cosa sono le casse previdenziali private. E’ importante scegliere il fondo complementare giusto, su misura per voi: in base alle possibilità e a quello che viene offerto. Oggi la scelta è molto varia: viene offerta da enti privati, banche alle compagnie assicurative. Si possono ottenere rendite che vengono erogate con il raggiungimento della pensione, coperture mediche, assegni in caso di non autosufficienza. Ci sono anche opzioni “cashback”: se la persona che ha aderito a un certo piano muore, la parte residua di quanto accantonato nella cassa previdenziale potrà essere erogata in favore di uno o più beneficiari. Va ricordato che l’adesione a queste pensioni complementari comporta anche dei vantaggi fiscali. Nelle dichiarazioni dei redditi chi ha aderito a un piano di pensione privata può 'abbattere' il reddito con la detrazione pari al valore di quanto versato. Se uno accantona una certa somma in un fondo pensione, lo stesso valore verrà sottratto al reddito dichiarato, con un abbassamento delle tasse da pagare. Tetto massimo deducibile: 5.164,57 euro all'anno.

2. Monitorare il 'montante contributivo’.

Questa è una dritta “attitudinale” che dovete tenere assolutamente in testa. Bisogna che ci si abitui a tenere costantemente informate sullo status della vostra pensione. Ogni iscritta all’Inps ha una password con cui può accedere online al “montante contributivo” (se la cassa previdenziale è diversa, va ricordato che tutti gli enti pensionistici forniscono agli iscritti un cassetto previdenziale elettronico, immediatamente accessibile) . Bisogna che impariate a leggere l’estratto conto contributivo, un po’ come avete imparato a leggere la vostra busta paga o quello della banca. Non capite qualcosa? I sindacati e le associazioni di categoria (cui tra l’altro pagate l’adesione con una trattenuta in busta paga) hanno patronati, centri di assistenza fiscali con esperti. Quindi: informatevi sempre e chiedete quando le cose non vi tornano.

3. Colmare eventuali “buchi previdenziali”

Il controllo costante del montante contributivo deve aiutare a capire se nel corso della vita ci siano dei “buchi previdenziali”, dei momenti cioè in cui non si è pagato alcun contributo. Oppure se si è pagato troppo poco (per esempio, in ingresso nel mondo del lavoro, quando gli stipendi sono bassi). Capita che le donne si stacchino dal lavoro per seguire più da vicino la crescita di un figlio o decidano di dedicarsi alla cura della famiglia o dei genitori anziani. Lo fanno rinunciando a uno stipendio e quindi anche al pagamento dei contributi. Ogni cassa previdenziale prevede la possibilità di colmare queste lacune previdenziali, pagando dei contributi volontari. Che sono - va detto chiaramente - onerose. Questi contributi “volontari” ci consentono tuttavia di incrementare il ‘montante’ e coprire così anche quei periodi temporali in cui non si è lavorato, perché si sono fatte determinate scelte. Senza un recupero volontario, si va a incidere proprio sull’entità dell’assegno pensionistico e si accorcia anche il periodo contributivo, allontanando l’età pensionabile. Il consiglio è quindi quello di integrare il montante accantonato: più è alto, più è dignitoso l’assegno.

4. Interessarsi da subito

La pensione è faccenda personale. Non giova l’atteggiamento di appoggiarsi al marito e alle sue decisioni se aderire o meno a un fondo complementare, perché “tanto lo fa già lui”. Questo appunto rimanda sempre all’avvertimento di seguire e controllare il vostro estratto conto. La quiescenza è vostra ed è giusto che a decidere siate voi stesse! Se maturate l’idea di aderire a fondi complementari, sappiate che esistono anche “opzioni di reversibilità” ma che vanno scelte: è un’ulteriore formula di tutela se uno dei due viene a mancare e l’uno o l’altro si trovasse solo con la pensione sociale. L’importante è interessarsi all’argomento pensione fin dall’ingresso nel mondo del lavoro. Non bisogna aspettare di essere in prossimità della quiescenza.

5. Ricongiunzioni da più casse

Il mercato del lavoro è per definizione flessibile. Una giovane laureata in giurisprudenza può cominciare la carriera di avvocata  per poi, a un certo punto, svoltare e diventare insegnante di diritto alle scuole superiori. Magari nel passaggio ci ha guadagnato: ma dal punto di vista previdenziale, che cosa accade? Passa da una Cassa pensionistica (la Cassa Forense) all’Inps/ex-Inpdap. Due sistemi pensionistici diversi. E non è detto che i contributi accumulati nell’ultima occupazione siano sufficienti per darle una pensione dignitosa. Esistono diversi strumenti, che vanno valutati in questi casi: si chiamano totalizzazione, ricongiunzione e cumulo. Con modalità e costi diversi, permettono di unificare i periodi contributivi, per raggiungere un montante dignitoso. Senza addentrasi nelle specifiche dei tre istituti previdenziali, va chiarito che vanno tutti richiesti dalla persona che si accinge ad accedere al pensionamento.

Focus statistico dell'Istat su "Le condizioni di vita dei pensionati". Report del 4 gennaio 2016. Differenze fra pensioni di maschi e femmine, riferite all'anno 2013 e 2014

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