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Che pensione prenderemo noi donne?

di Simone Spetia
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Il governo sta lavorando sulla riforma delle pensioni in modo da far ritirare prima le donne e chi ha perso il lavoro. Le possibili soluzioni? Ce le anticipa Simone Spetia, giornalista di Radio 24 e conduttore di "Effetto giorno - Le notizia in 60 minuti"

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Il governo sta lavorando sulla riforma delle pensioni in modo da far ritirare prima le donne e chi ha perso il lavoro. Le possibili soluzioni? Ce le anticipa Simone Spetia, giornalista di Radio 24 e conduttore di "Effetto giorno - Le notizia in 60 minuti"

In pensione prima, ma con un assegno più basso. L’intervento, ipotizzato inizialmente per questa legge di stabilità, è stato rinviato a un momento più roseo per i conti pubblici italiani. Ma che il governo ci pensi non è un mistero, tanto che l’idea sarebbe ancora in campo per le donne e per i lavoratori che abbiano perso il posto e siano vicini al ritiro.

ORA LA LEGGE È TROPPO RIGIDA L’idea è, in sé, semplice: rendere più flessibile l’ultima riforma delle pensioni, la legge Fornero, che è piuttosto rigida. Ora i requisiti sono 65 anni e 7 mesi di età o 41 anni e 10 mesi di lavoro per le donne, e un anno in più per gli uomini. Se un lavoratore vuole godersi un periodo di riposo in più, fare il nonno o la nonna o curare un parente malato, perché non permetterglielo? Perché costa un sacco di soldi allo Stato e a tutti noi.

QUANTO PESANO I CONTRIBUTI L’imbarazzante quantità di denaro che vediamo scomparire quando guardiamo la differenza tra il nostro stipendio lordo e quello netto non è (fortunatamente) solo frutto delle tasse. Ci sono i contributi, che sono i soldi che versiamo all’Inps o a un altro ente di previdenza perché con questi ci venga pagata la pensione. Se andiamo in pensione prima, versiamo meno contributi e l’assegno dovrà essere decurtato.

COME POTREBBERO RIDURSI GLI ASSEGNI Nella proposta presentata dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta e dal senatore del Pd Cesare Damiano, il taglio sarebbe del 2% per ogni anno di anticipo della pensione, fino a un massimo dell’8%. Ma per l’Inps non basta a coprire l’ammanco di contributi e arriverebbe a costare allo Stato 8 miliardi e mezzo. E se si estendesse il taglio delle pensioni fino a coprire la cifra mancante di contributi? Secondo i calcoli del sito lavoce.info, andando in pensione a 62 anni la decurtazione sarebbe di quasi il 30%. Insomma, ipotizzando un assegno di 1.000 euro al mese con il ritiro a 67 anni, ce ne troveremmo in tasca appena 700 lasciando 5 anni prima.

CONVIENE ASPETTARE Il sistema previdenziale è una brutta bestia. La spesa per le pensioni vale il 32% di tutta la spesa pubblica italiana e circa il 17% del Pil. Ogni ritocco va meditato tenendo conto di grandi variabili a lungo termine, come l’aumento della speranza di vita (più viviamo, più a lungo ci dovrà essere corrisposto un assegno) o l’invecchiamento della popolazione, che produce sempre più pensionati e sempre meno lavoratori che versano i contributi. Che ci si sia presi una pausa di riflessione, in vista di una manovra piena di partite complesse, non è un male.

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