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Poste private: cosa cambia per noi italiani?

di Adriano Lovera
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Le Poste Italiane, dopo la privatizzazione, debuttano in Borsa. Novità ci attendono negli uffici postali, ma alcune pratiche - come l'aumento del prezzo dei francobolli - sono state contestate dalle associazioni dei consumatori

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Le Poste Italiane, dopo la privatizzazione, debuttano in Borsa. Novità ci attendono negli uffici postali, ma alcune pratiche - come l'aumento del prezzo dei francobolli - sono state contestate dalle associazioni dei consumatori

Le Poste Italiane cambiano pelle. Quello che per molti è solo un carrozzone pubblico, con 154 anni di età sulle spalle, ha debuttato in Borsa (anche se in ribasso). E lo Stato, cedendo il 30% delle quote sui mercati, incassa la bellezza di 3,5 miliardi. Un'operazione che il Financial Times ha definito "la più grande privatizzazione europea degli ultimi dieci anni".

Ma che cosa cambia ora?
Andrà sempre più veloce il trend che assegna sempre più importanza alle attività finanziarie e meno a quelle tradizionali di corrispondenza. Perché, per dirla in parole povere, si spediscono sempre meno lettere, mentre la consegna di pacchi è appannaggio dei grandi corrieri espressi. Così, quando agisce da banca e assicurazione, l'azienda guadagna, mentre con la corrispondenza ci perde.

Qualche numero in pillole
Poste, che opera solo in Italia, genera un fatturato enorme, 29 miliardi di euro. Per dare un'idea, è la stessa cifra sviluppata nel mondo dal colosso del lusso Lvmh, che possiede decine di marchi tra cui Louis Vuitton, Fendi, Givenchy e Bulgari. Di questi 29 miliardi, 15 arrivano da Poste Vita, il ramo delle assicurazioni, 5 da quello bancario (Bancoposta), mentre il recapito della corrispondenza vale meno di 3 miliardi, cioè il 10%. Nel 1998 era al 60%.

Cosa ci cambierà?
Spostare la sua natura verso terreni nuovi ha permesso alla società di essere all'avanguardia su alcuni settori. Poste Mobile, operatore telefonico virtuale con oltre 3 milioni di sim attive, è stato il primo per esempio a sviluppare il servizio Nfc (Near Field Communication) per pagare i mezzi pubblici con lo smartphone. E in alcuni uffici postali sta entrando in funzione il servizio che permette di prenotare il "numerino" quando ancora si è a casa o in ufficio, sfruttando una app del cellulare.

Quanto costa il "nuovo look"
D'altro canto, però, Poste ha bisogno di tagliare i costi e rientrare dei servizi in perdita, per essere attraente sul mercato. Così ha messo in campo alcune pratiche contestate dalle associazioni dei consumatori. "Nel giro di un anno il francobollo per la lettera semplice è passato da 70 a 95 centesimi" denuncia Pietro Giordano, presidente di Adiconsum. "Poi hanno introdotto nuovi prodotti, che si chiamano Posta1 e Posta4, che sostanzialmente allungano i tempi di consegna previsti per la ex Posta prioritaria semplice". Come se non bastasse, Poste ha avviato un piano per la chiusura di 455 uffici sparsi in Italia e ha iniziato una sperimentazione in 258 piccoli Comuni del Nord, dove ora la posta viene consegnata solo due volte la settimana. "Scelte che graveranno sui consumatori, specialmente sugli anziani, e renderanno impossibili servizi già carenti come il recapito dei giornali periodici" dicono da Adusbef e Federconsumatori.

Dove sta la verità?
Tutto dipende da che cosa si farà dei soldi. L'amministratore delegato della società, Francesco Caio, ha detto che i proventi della quotazione serviranno per la modernizzazione della società e ha promesso 8mila nuove assunzioni. Registrando l'apprezzamento, una volta tanto, del leader Cgil Susanna Camusso. Il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan, però, si era lasciato sfuggire nei giorni scorsi che quei 3,5 miliardi di incasso sono un bottino ghiotto da girare nelle casse dello Stato per abbattere il debito. E la palla (così come la maggioranza delle azioni) sono ancora in mano alla politica.

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