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Regalare giorni di ferie a un collega per curare un figlio: in Francia si può

di Anna Scarano
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Negli uffici francesi, se un collega ha bisogno di accudire un figlio, si può fare una "colletta" e regalargli le proprie ferie. Così mantiene il posto di lavoro e lo stipendio pieno. E da noi? Lo abbiamo chiesto a un avvocato specializzato in diritto di famiglia

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Negli uffici francesi, se un collega ha bisogno di accudire un figlio, si può fare una "colletta" e regalargli le proprie ferie. Così mantiene il posto di lavoro e lo stipendio pieno. E da noi? Lo abbiamo chiesto a un avvocato specializzato in diritto di famiglia

In Francia si possono cedere giorni di ferie a un collega che ne abbia bisogno per accudire un figlio. È appena accaduto a Jonathan Dupré: sua figlia Naelle è gravemente ammalata e si dovrà sottoporre a un'operazione, poi alle cure per un lunghissimo periodo. Ma la famiglia potrà assisterla fino alla completa guarigione senza che il papà perda il posto o il lavoro. Questo perché una legge approvata lo scorso anno permette di scambiare giorni di riposo o di ferie fra colleghi. Quelli di Jonathan hanno organizzato una colletta e gli hanno regalato 350 giorni di ferie pagate. Sarebbe possibile anche da noi?  Lo abbiamo chiesto a Lorenzo Puglisi, avvocato specializzato in diritto di famiglia (www.familylegal.it).

"Le ferie di solidarietà, di questo si tratta, sono state inserite nel Jobs Act ispirandosi proprio alla legge francese, tuttavia, pur essendo state introdotte nel ordinamento giuridico il giugno scorso, non possono ancora dirmi pienamente in vigore. In pratica, nel contratto collettivo nazionale manca la menzione di questa novità e finchè non si riuniranno le parti sociali (sindacati e associazioni dei datori di lavoroi) questa possibilità sarà consentita solo alle aziende che, di solo iniziativa, abbiano sposato questa politica solidaristica".

Che cosa occorre per renderle applicabili?
"Che le parti, datore di lavoro e rappresentanti sindacali, si incontrino e le inseriscano nel contratto nazionale di categoria. Ma c’è una possibilità: il datore di lavoro può applicare una policy che le preveda, come peraltro è già avvenuto negli ultimi due anni, ancor prima che la legge entrasse in vigore".

Facciamo un po' di chiarezza a proposito dei congedi. Cosa succedeva prima del Jobs Act e che cosa si può fare ora?
"Tuttora esistono due tipi di congedo, che non vanno confusi con quelli parentali. Per la malattia di un bambino, i genitori possono godere di un congedo senza limiti fino ai 3 anni di età, non retribuito. Dai 3 agli 8 anni, invece, sono concessi 5 giorni lavorativi all’anno per ogni genitore, che però non possono essere presi contemporaneamente. Dal punto di vista economico, la legge non prevede che le assenze siano retribuite a meno che il singolo contratto collettivo consenta una deroga in tal senso. Ad esempio nel settore pubblico sono previsti fino a 30 giorni di assenza retribuite all’anno".

E con il Jobs Act?
"Con la riforma del giugno scorso di cui manca ancora, è bene ricordarlo, il decreto attuativo, l’assenza per malattia dei figli sarà estesa sino ai 12 anni. Inoltre, proprio per andare incontro alle esigenze di un collega che si trovi a fronteggiare la malattia del proprio figlio,si potranno cedere dei giorni di ferie a un collega, che abbia esaurito le sue e ne abbia bisogno per un figlio minorenne".

E per un figlio dai 18 anni in su?
"La sua esclusione ha sollevato delle critiche e c’è chi ha parlato di ingiustizia sociale. Anche qui però dipende dal datore di lavoro e dalla contrattazione collettiva che potrebbe contemplarle".

Domanda: che cosa aspettano a incontrarsi le parti e inserire le ferie solidali nei contratti collettivi di lavoro?

"Considerando la tempistica media che talvolta porta ai rinnovi dei contratti con mesi, se non anni, di ritardo rispetto alla loro scadenza, c’è da augurarsi che il tutto avvenga entro Natale, anche se non mi stupirebbero ulteriori slittamenti".

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