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Il riscatto della laurea conviene per la pensione?

di Francesco Magnani

La riforma in discussione punta a rendere il riscatto della laurea più vantaggioso. Secondo alcuni, versare i contributi per gli anni di università è un buon investimento. Per altri, costa e non dà certezze sul futuro. Ecco i pareri di due esperti.

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La riforma in discussione punta a rendere il riscatto della laurea più vantaggioso. Secondo alcuni, versare i contributi per gli anni di università è un buon investimento. Per altri, costa e non dà certezze sul futuro. Ecco i pareri di due esperti.

Tra  punti cruciali della riforma delle pensioni del Governo Renzi c'è la possibilità di "riscattare" gli anni passati all'Università. Ma non tutti sono convinti che ne valga la pena. Anzi: sul tema i due esperti che abbiamo interpellato hanno pareri opposti. Come spiegano qui sotto.

SI, conviene secondo Giuliano Coan, ex dirigente Inpdap, l’istituto previdenziale per i dipendenti pubblici, e consulente previdenziale

Riscattare il periodo dell’università ha 2 vantaggi: anticipa di 4 anni il momento della pensione e aumenta l’assegno previdenziale grazie alla maggiore anzianità contributiva. Questo a fronte di un investimento che in media viene ammortizzato in 5-6 anni e che, grazie alla sua deducibilità, offre un beneficio fiscale pari al 35% del versato».

Molto dipende da quando si sono finiti gli studi «Ogni lavoratore deve informarsi sulla reale convenienza del riscatto, ricordando una data: il 31 dicembre 1995. quando è entrata in vigore la riforma Dini delle pensioni. Da allora sono cambiati i criteri. Per chi si è laureato prima del 1996, conta di più il tempo: prima si chiede il riscatto, meno si paga. Per chi ha finito gli studi dal 1996 in poi, vale lo stipendio: più guadagni, più paghi».

NO, non conviene secondo Eleonora Voltolina, analista del mercato del lavoro e direttrice del sito La Repubblica degli stagisti

«I dati dell’Inps indicano che il riscatto degli anni universitari non convince più gli italiani: dalle quasi 30.000 domande del 2009 siamo scesi a 2.700 nel 2014. Colpa della riforma Fornero, che ha allungato l’età pensionabile, ma anche del costo troppo alto del riscatto: anche per i redditi più bassi è superiore a un anno di stipendio».

Meglio puntare sulla previdenza complementare «Le condizioni per andare in pensione, sia per l’età anagrafica sia per i requisiti contributivi, sono continuamente ridefinite. Questa incertezza non offre, soprattutto ai più giovani, la certezza che il riscatto degli anni universitari anticipi in modo significativo il momento della pensione. Se si ha disposizione qualche risparmio, meglio puntare sui fondi di previdenza complementare».

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