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Soldi, casa, lavoro, figli…

di Silvia Calvi
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Qual è la differenza, nella vita quotidiana, tra una coppia sposata e una che convive? Obblighi e diritti sono gli stessi?

Qual è la differenza, nella vita quotidiana, tra una coppia sposata e una che convive? Obblighi e diritti sono gli stessi?

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Abbiamo preso in esame nove aspetti che molte coppie di fatto devono affrontare, spesso con problemi, in assenza di una legge. Lo abbiamo fatto con la consulenza di Anna Galizia Danovi, avvocato e presidente del Centro per la riforma del Diritto di famiglia, che si occupa di coppie di fatto fin dagli anni Ottanta.

IL REGIME DEI BENI

«Finché non sarà varata una legge ad hoc, la famiglia di fatto rimarrà fuori dal diritto. Vuol dire che, non potendo formalizzare la propria convivenza davanti a un ufficiale di stato civile, non è neanche possibile stabilire un regime di comunione dei beni. Se, per esempio, uno dei due partner è disoccupato, in caso di rottura nessuna legge può imporre che il partner più "ricco" versi all'altro l'equivalente di un assegno di mantenimento. Per tutelarsi, l'unica possibilità rimane quella di stipulare un accordo davanti a un notaio o a un avvocato. E decidere in modo molto dettagliato a chi andrà questo o quell'altro bene in caso di separazione».

LA CASA, L'AUTO E

LE IMPRESE IN COMUNE

Una coppia more uxorio può vivere felicemente insieme per tutta la vita. E, tra le altre cose, condividere le spese del mutuo, tanti acquisti importanti o avviare, in società, un'attività in proprio. Ma cosa succede se si arriva alla rottura o se uno dei due partner viene a mancare? «Ciascuno rimane proprietario dei beni di cui è intestatario. Come la casa, per esempio, anche se l'altro ha contribuito a pagare le rate del mutuo o a acquistare i mobili. Non solo: se l'appartamento è di proprietà di uno solo dei conviventi, alla morte dell'intestatario sarà ereditato dai suoi parenti (dai figli, se ce ne sono, oppure dai genitori e dai parenti di primo grado). Se, invece, si tratta di una casa in affitto, il partner ha il diritto di subentrare nel contratto.

Un'ultima questione riguarda i conviventi che si mettono in società per avviare un'attività in proprio. Dato che non è possibile godere delle norme che regolano "l'impresa famigliare", per le coppie di fatto è importantissimo stabilire prima, davanti a un notaio, tutte le questioni pratiche derivanti da un eventuale scioglimento della società».

I MUTUI AGEVOLATI

Il nostro ministero del Welfare ha assegnato alle Regioni e alle Province autonome 161 milioni di euro a favore delle famiglie per l'acquisto della prima casa (mutui agevolati) e per il sostegno alla natalità. Ma si tratta di iniziative di sostegno da cui sono escluse le coppie di fatto.

I PERMESSI

DAL LAVORO

A chi è sposato, la legge garantisce il diritto a prendere permessi dal lavoro per assistere il coniuge in caso di malattia grave. «Ma una coppia di fatto non può contare su questo diritto. Vuol dire che, in caso di necessità, per assentarsi dal lavoro e prestare assistenza al compagno bisogna utilizzare i giorni di ferie maturati».

L'ASSEGNO DI

ACCOMPAGNAMENTO

In caso di malattia gravemente invalidante, le spese per le terapie, la riabilitazione e i farmaci possono prosciugare il conto corrente di una vita. «Ecco perché, in questi casi, il coniuge, considerato che l'ammalato non può più lavorare, ha diritto a chiedere ai servizi sociali del comune il cosiddetto "assegno di accompagnamento". Un contributo pubblico che, in proporzione al reddito, aiuta a sostenere questo tipo di spese. Ma che, ancora una volta, non viene dato alla coppie di fatto».

LE CURE MEDICHE

Se il malato non è in grado di intendere e di volere (per esempio in caso di coma), il suo partner non può assumersi la responsabilità di farlo sottoporre o meno a un intervento o a un ciclo di terapie per le quali serva il consenso di un parente. Per la legge italiana, infatti, il convivente non è un parente. Anche se, magari da molti anni, è la persona più vicina al malato. Lo stesso vale per le visite in ospedale. Anzi, i legittimi parenti potrebbero esercitare il diritto di vietare che il partner faccia visita al ricoverato. Così, al dolore e alla preoccupazione per la salute del compagno, si aggiunge quello dell'invisibilità e dell'impotenza.

L'ADOZIONE O L'AFFIDO

Chi può adottare un bambino? Le coppie sposate da almeno tre anni e che abbiano i giusti requisiti per età, stabilità del rapporto, motivazioni e così via. Ai conviventi more uxorio, invece, non è concessa questa possibilità. Per loro è possibile solo rendersi disponibili per l'affido. Si è aperto però uno spiraglio: due anni fa, il Tribunale dei minori di Perugia, con motivazioni particolari, ha permesso a una single di diventare la mamma adottiva di un bambino bielorusso di 15 anni. Secondo alcuni esperti, questo potrebbe costituire un precedente che porterà a una maggiore apertura anche per i conviventi.

LA REVERSIBILITÀ

DELLA PENSIONE
È uno dei tasti più dolenti: una vita insieme e poi, alla morte di uno dei due partner, il superstite non ha diritto a percepire la pensione. «La cosiddetta reversibilità, a tutt'oggi, riguarda solo il coniuge, i genitori e i parenti di primo grado. È anche per questo che molte coppie storiche di conviventi, pur contrarie al matrimonio, scelgono di sposarsi tardivamente».

L'EREDITÀ

«Attraverso l'istituto della riserva a favore dei legittimari, può essere vietato a chi fa testamento di lasciare in eredità il proprio patrimonio alla persona con cui ha diviso una vita. Succede perché, anche in presenza di un testamento, i parenti possono impugnare le volontà del defunto e ottenere il rispetto della cosiddetta "legittima"».

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