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Taglio delle tasse: chi ci guadagna e chi no

di Antonella Trentin
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Ne abbiamo discusso per mesi, tra mille polemiche. Adesso, con l'arrivo degli stipendi di gennaio, la riforma dell'Irpef si fa sentire nelle tasche di 17 milioni di lavoratori. Per orientarsi tra aliquote e deduzioni, ecco quello che bisogna sapere. Con l'aiuto dell'esperto

Ne abbiamo discusso per mesi, tra mille polemiche. Adesso, con l'arrivo degli stipendi di gennaio, la riforma dell'Irpef si fa sentire nelle tasche di 17 milioni di lavoratori. Per orientarsi tra aliquote e deduzioni, ecco quello che bisogna sapere. Con l'aiuto dell'esperto

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Nella busta paga di gennaio, in arrivo in questi giorni, c'è un'importante novità: il taglio delle tasse. Negli ultimi mesi ne abbiamo sentito parlare tantissimo, tra mille polemiche. Adesso i 17 milioni di italiani lavoratori dipendenti sapranno se davvero nel 2005 pagheranno meno imposte grazie alla riforma dell'Irpef. I 15 milioni di pensionati, invece, devono aspettare l'assegno di marzo. Mentre gli altri 6 milioni di contribuenti, tra cui lavoratori autonomi e liberi professionisti, se ne accorgeranno quando compileranno la dichiarazione dei redditi a maggio del 2006.

Ma qual è l'obiettivo della riforma? Il governo vorrebbe diminuire la pressione fiscale e lasciare qualche soldo in più nelle tasche degli italiani. Che così dovrebbero tornare a spendere, facendo ripartire i consumi. La nuova Irpef prevede quattro aliquote invece di cinque e deduzioni per i familiari al posto delle vecchie detrazioni. Con questo sistema, è stato calcolato nella Finanziaria per il 2005, ogni italiano risparmierà in media 369 euro all'anno.

Ma le medie, come si sa, sono teoriche. «Il 90 per cento dei contribuenti pagherà meno tasse, anche se in misura diversa» spiega Gianluca Donati, partner dell'omonimo studio di Roma (www.studiodonati.it), che ha calcolato per noi gli effetti del taglio delle imposte sulle buste paga. «A guadagnarci dovrebbero essere soprattutto le famiglie numerose con un reddito fino a 45 mila euro annui. E chi ha entrate superiori ai 90 mila euro e non ha figli a carico. Come mai? Questa è la seconda parte della riforma dell'Irpef, avviata nel 2003. La prima favoriva i redditi più bassi, grazie a un meccanismo misto di esenzioni e deduzioni fiscali». Già nel 2004, insomma, chi guadagnava meno non pagava le tasse o aveva forti sconti sulla cifra da versare al fisco.

Imponibile fiscale

È la cifra di partenza. La nuova Irpef ha cambiato le fasce di reddito su cui calcolare le tasse da pagare. E ha ridotto le aliquote, cioè le percentuali, da cinque a quattro. Ecco come funzionano.

>>23 per cento:  è l'aliquota più bassa e si applica ai redditi fino a 26 mila euro l'anno, al netto delle deduzioni. Per esempio, chi ha un imponibile di 26 mila euro ne dà al fisco il 23 per cento: 5.980.

>>33 per cento: è la percentuale da pagare per i redditi da 26 mila a 33.500 euro. Spiega Donati: «Se un lavoratore ha 32 mila euro di imponibile fiscale, al netto delle deduzioni, deve un'Irpef del 23 per cento sui primi 26 mila euro, cioè 5.980. E del 33 per cento sugli altri 6 mila, cioè 1.980 euro. La somma di queste due cifre, 7.960 euro, è l'imposta da versare».

>>39 per cento
: è l'aliquota che scatta per chi ha entrate fra i 33.500 e i 100 mila euro. Il metodo di calcolo è lo stesso: 23 per cento di tasse sui primi 26 mila, 33 per cento sulla parte tra i 26 mila e i 33.500, 39 per cento da 33.500 a 100 mila.

>>43 per cento:  è la percentuale che va applicata, sempre con lo stesso meccanismo, ai redditi superiori a 100 mila euro. In realtà, anche chi prende uno stipendio così alto paga l'aliquota del 39 per cento. Ma  deve aggiungere un altro 4 per cento: è il cosiddetto contributo di solidarietà richiesto ai più ricchi.

Totale detrazioni

L'altra grande novità della riforma fiscale riguarda le detrazioni per i familiari a carico. Che scompaiono dalla busta paga. E vengono sostituite dalle deduzioni, un meccanismo di calcolo molto complesso che è necessario affidare a un esperto. Qual è la differenza? «Le vecchie  detrazioni erano un vero e proprio "sconto" sull'imposta da pagare» dice Donati. «Le deduzioni, invece, vengono sottratte dall'imponibile: cioè abbassano la cifra su cui si calcolano le tasse». Per ottenerle, il dipendente deve chiedere al datore di lavoro di inserire questa voce in busta paga. Le deduzioni, però, spettano solo se il reddito annuo del coniuge o del figlio a carico non supera i 2.840 euro lordi.

La deduzione per la moglie o il marito arriva a un massimo di 3.200 euro, quella per un figlio con più di 3 anni a 2.900 euro, quella per un bambino con meno di 3 anni a 3.450. La somma non è fissa: diminuisce all'aumentare del reddito, fino a scomparire per chi ha stipendi molto alti. «Prendiamo una famiglia in cui marito e moglie lavorano» dice Donati. «In linea di massima, se uno dei due guadagna molto più dell'altro, conviene mettere i figli a carico di chi ha lo stipendio più basso. Perché ottiene una deduzione più alta. Ma ogni famiglia è un caso a sé».

Irpef netta

Alla fine chi ci guadagna da questo taglio delle tasse? E quanto? Per saperlo bisogna guardare la voce Irpef netta. Che dipende dalla combinazione tra aliquote e deduzioni. Ecco quattro esempi concreti.

>>Per chi ha uno stipendio di 25 mila euro... Un lavoratore single risparmia 33,54 euro al mese. Mentre un dipendente con moglie e due figli, di cui uno di età inferiore ai 3 anni, versa 50,70 euro di tasse in meno.

>>Per chi ha uno stipendio di 45 mila euro... Il single risparmia 29,02 euro al mese, il capofamiglia 79,68.

>>Per chi ha uno stipendio di 70 mila euro... «In questo caso i vantaggi si invertono in maniera un po' bizzarra» dice Donati. «Ogni mese il lavoratore senza familiari a carico paga 38,65 euro di tasse in meno, mentre il dipendente con moglie e figli  versa 18,03 euro in meno».

>>Per chi ha uno stipendio di 120 mila euro... Qui la differenza è ancora più netta: il single risparmia 201,60 euro al mese, il padre di famiglia 118,91 euro. E se, confrontando le tasse del 2004 con quelle del 2005, ci accorgiamo che con le nuove regole paghiamo di più? «Quando presenterete la dichiarazione dei redditi 2005, potrete chiedere la cosiddetta clausola di salvaguardia» dice Donati. «Cioè che l'imposta vi venga calcolata con il vecchio metodo».

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