del

5 domande (scomode) sul rientro a scuola

di Isabella Colombo

Anche se sono stati assunti 60.000 docenti, molte cattedre sono ancora vuote. E anche se gli alunni sono in calo, le classi-pollaio non si svuotano. Perché? Ecco le risposte ai dubbi più “caldi” di questo avvio delle lezioni

Un caffè con Donna Moderna

Anche se sono stati assunti 60.000 docenti, molte cattedre sono ancora vuote. E anche se gli alunni sono in calo, le classi-pollaio non si svuotano. Perché? Ecco le risposte ai dubbi più “caldi” di questo avvio delle lezioni

Esami, scuole aperte al pomeriggio, vaccini: sono le principali novità in arrivo. Cambiano gli esami di terza media: si passa da 5 a 3 prove (italiano, matematica, lingue straniere). Il test Invalsi si svolgerà ad aprile. Grazie al bando del Miur “La scuola al centro” che ha stanziato 187 milioni di euro, molti istituti saranno aperti anche al pomeriggio per corsi e attività. Ultima novità, che fa discutere: per l’ingresso a scuola degli alunni da 0 a 16 anni va presentata la certificazione dei vaccini eseguiti. Oltre alle nuove procedure, però, ci sono alcune domande "scomode" che molti genitori si fanno all'inizio di ogni anno scolastico: qui cerchiamo di rispondere alle più frequenti.

1. Perché a settembre mancano puntualmente i docenti nelle classi?

Ogni anno, a fine agosto, comincia nelle scuole la conta dei posti vacanti. Mentre scriviamo mancano 283 docenti in Liguria, 80 solo di informatica a Rimini e addirittura 1.400 di sostegno a Milano. Eppure il ministero quest’anno ha sbloccato oltre 50.000 assunzioni tra docenti e tecnici. «I posti vacanti saranno riempiti, ma solo a ridosso dell’inizio dell’anno scolastico perché il meccanismo di sistemazione è complicato» spiega Sergio Govi del portale Tuttoscuola. «Prima bisogna sistemare i docenti di ruolo che hanno chiesto il trasferimento, poi quelli che hanno ottenuto l’assegnazione provvisoria, quindi i nuovi immessi in ruolo. Così passa tutta l’estate e solo dopo, dove non ci sono abbastanza docenti, come nel caso di quelli di sostegno in Lombardia, si procede alla nomina dei supplenti». A questa lunga trafila si aggiunge il fatto che le nuove assunzioni non sono legate alle necessità didattiche. «I professori vengono nominati in base alla posizione in graduatoria e non alla specializzazione necessaria» dice Francesco Sinopoli, segretario della Flc-Cgil, il sindacato dei Lavoratori della conoscenza. «Dove mancano insegnanti di matematica, per esempio, si ricorre ogni anno ai supplenti».

I numeri: 70.000 le supplenze previste per quest’anno scolastico. 1.700 gli istituti senza un dirigente di ruolo ma con un “reggente”. 200 i milioni di euro di bonus che riceveranno gli insegnanti meritevoli

2. L’alternanza scuola-lavoro quest’anno coinvolgerà 1 milione e mezzo di studenti: gli istituti sono preparati?

'Dopo una fase di sperimentazione, l’obbligo di seguire un progetto formativo di 400 ore (200 nei licei) finalmente entra a regime perché riguarda tutte le classi del trienno delle superiori. «Negli istituti professionali e tecnici che già da prima avevano rapporti con le imprese l’esperienza continuerà a funzionare» dice Francesco Sinopoli. «Ma in altri si verificheranno ancora casi di studenti mandati in contesti lavorativi inadatti: l’obbligatorietà porta le scuole ad arrangiarsi, con esisti a volte discutibili». Eppure, quest’anno ci saranno più fondi: ai 100 milioni di euro del ministero se ne aggiungono 140 della Unione europea. Inoltre, con l’entrata in vigore della “Carta dei diritti e doveri degli alunni in azienda” e del portale per la gestione dell’alternanza, far emergere i casi problematici sarà più facile e immediato.

3. I dirigenti scolastici sono sempre occupatissimi: perché?

Secondo le analisi del portale Tuttoscuola, il lavoro dei presidi negli ultimi anni è aumentato del 20%. «Se nella scuola tradizionale il rapporto era di 1 preside ogni edificio scolastico, adesso è di 1 a 4-5. Con l’aggregazione degli istituti abbiamo a che fare con più amministrativi, docenti, studenti e famiglie. E gli adempimenti aumentano ogni anno: sicurezza, alternanza scuola lavoro, adesso anche gli obblighi vaccinali» spiega Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi. «La situazione spesso diventa ingestibile a fronte di uno stipendio invariato e per niente paragonabile a quello degli altri dirigenti del settore pubblico». In più, ogni anno vanno in pensione circa 500 presidi e la mancanza di un concorso (si attende nel 2018) ha creato 2.300 posti vacanti.

«Se una volta il rapporto era di 1 preside per ogni scuola, oggi con l’aggregazione degli istituti è di 1 ogni 4-5»

4. Gli insegnanti vorrebbero essere pagati di più, al pari dei colleghi europei: uno stipendio più alto li motiverebbe meglio?

I docenti delle primarie hanno avviato una petizione online che ha già raccolto 11.000 firme per chiedere di equiparare il loro stipendio a quello dei colleghi delle superiori: a inizio carriera i prof guadagnano 24.000 euro l’anno circa contro i 22.000 dei maestri delle primarie, ma lavorano in media solo 18 ore a settimana (invece di 24). «Oggi ai docenti delle elementari si chiedono molte più competenze che in passato: servono laurea, conoscenze linguistiche e informatiche. Dopo 10 anni, siamo alla vigilia della riapertura della stagione contrattuale e le loro aspettative sono elevate: uno stipendio equo sarebbe il riconoscimento del valore del loro lavoro, e anche il primo passo per restituire dignità alla scuola» spiega Sinopoli. Secondo il sindacalista, nemmeno il sistema dei premi in denaro introdotti dalla Buona scuola funziona: i fondi (quest’anno saranno 200 milioni di euro) vengono infatti distribuiti ai docenti in base ai criteri stabiliti da un comitato di valutazione dell’istituto. Lo presiede il dirigente, che ha l’ultima parola. Lo scorso anno, a ottenere il bonus tra 600 e 700 euro è stato il 35% dei docenti.

5. Ci saranno ancora le aule pollaio, nonostante il calo degli iscritti?

Secondo l’Istat negli ultimi 3 anni la scuola ha perso 100.000 studenti. La causa? La diminuzione del tasso di natalità tra gli italiani e la stabilità tra gli immigrati che invece, fino a qualche anno fa, crescevano. «Questo vuol dire che in nidi e materne i numeri degli studenti per classe pian piano diminuiscono e si equiparano a quelli delle scuole europee. Non accade ancora negli altri ordini di istruzione» spiega Giorgio Rembado. «Lo Stato non ha investito in edilizia scolastica, quindi mancano fisicamente gli spazi per avere più classi e i numeri stabiliti dalla legge: un massimo di 26 bambini per le classi di primaria, 20 se c’è un disabile. Queste situazioni diventeranno sempre più sporadiche e alle emergenze delle grandi città si oppongo situazioni periferiche di spopolamento».

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna