Cosa mi ha insegnato Asia Argento sull’essere uomo

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di

Gianluca Ferraris

Il flusso di racconti che gli hashtag #quellavoltache e #meetoo ci hanno sbattuto in faccia negli ultimi giorni, è istruttivo soprattutto per noi uomini. E che davanti a testimonianze così personali, intime e immagino dolorose, nessun uomo abbia il diritto di alzare il sopracciglio. Anzi, c'è parecchio da imparare

Un'opinione di:
Genovese, 41 anni, a Milano da 15. Ha lavorato a “Italpress”, “Il Giornale”,...

Non è facile per un uomo commentare il caso Harvey Weinstein

Il caso Weinstein in Italia è meglio noto come «il caso Asia Argento» perché in omaggio ad antichi cliché abbiamo preferito puntare i riflettori sulla vittima e non su chi è accusato di averla molestata sessualmente. Non è facile per un uomo commentare il caso Weinstein, soprattutto per chi come me non ama un certo tipo di radicalismo militante secondo il quale tutti dovremmo sentirci in colpa di qualcosa solo per il fatto di appartenere alla categoria maschile. Ma proprio per questo motivo credo che il flusso di racconti che gli hashtag #quellavoltache e #meetoo ci hanno sbattuto in faccia negli ultimi giorni, sia istruttivo soprattutto per noi. E che davanti a testimonianze così personali, intime e immagino dolorose, nessun uomo abbia il diritto di alzare il sopracciglio. Anzi, c'è parecchio da imparare.

È una cosa che non avevo messo del tutto a fuoco finché non ho visto Asia Argento in tv

Era visibilmente scossa, e dato che continuo a considerarla un'attrice mediocre (questo glielo devo per onestà intellettuale) sono sicuro che non fingesse. Non era scossa per ciò che le è capitato più di 20 anni fa, ma per ciò che è successo dopo il suo coming out, e che indirettamente smonta l'alibi dei negazionisti. Perché ha parlato solo adesso? Perché se ne state facendo carne di porco adesso, figuratevi quanto l'avreste devastata quando era poco più di una ragazzina. Una ragazzina ingenua che ha fatto una cosa ingenua, ci può stare. O a voi non è mai capitato di fidarvi della persona sbagliata, di seguire qualcuno in un vicolo o in una stanza credendo vi fosse amico, di condividere un segreto o un desiderio con chi se n'è approfittato? Solo che se sei maschio al massimo ti capita di vederti fregare il cellulare, o di finire in un giro di schiaffi e derisioni, o di comprare del lucido da scarpe al posto dell'hashish. Niente che ti possa traumatizzare per una vita intera, insomma. Niente a che fare con il produttore più potente di Hollywood che ti impone «una leccatina». La natura di personaggio pubblico ha però subito sovrapposto alla Asia donna e vittima la Asia testimonial significativo di una causa sacrosanta. Era chiaro che la pressione mediatica su di lei sarebbe stata mostruosa, ma non immaginavo che sarebbe stata anche così ferocemente avversa.

Il problema, insomma, è la prospettiva maschile

O almeno rischia di esserlo. Continuo a pensare che ci sia differenza tra un muratore che urla "Ah bella" mentre fai jogging, un capo che alterna battute e sfioramenti e un delinquente che ti pedina con l'intenzione di farti del male, ma è un problema mio. Perché ciascuno di questi atti attinge allo stesso, disgustoso bacino. Quello del dominio maschile e del disagio femminile come fattori eccitanti, quello dell'imposizione della forza a scopo riproduttivo, quello dell'esibizione ormonale come segno stesso di esistenza. È antropologico, più diffuso di quanto noi stessi siamo disposti ad ammettere ed è subdolamente ben radicato: in caso contrario i tanti Weinstein di questo mondo non avrebbero agito indisturbati per anni. E non esisterebbero neppure categorie YouPorn come «Producer Couch», «Fake Agent», «Desperate girl fucked to pay rent», «Rape and Rope». L'uomo è onnivoro e tendenzialmente porco, è vero. Ma è anche vero che a un certo punto dell'evoluzione abbiamo smesso di sventrare gli animali a mani nude, perché sappiamo adeguarci e migliorarci. Se non c'è modo di cambiare questa natura nel breve periodo, abbiamo l'obbligo di non esercitarla come un diritto violento. E come se una donna fosse sempre e comunque cosa nostra.

Difficile? Immagino di sì

Ma è meglio correggere poco a poco le nostre convinzioni e il nostro approccio che continuare a scusarci per gli abusi di altri. Con le dovute proporzioni è un po' quello che succede dopo ogni attentato terroristico. Colpevolizzare un'intera etnia (o nel caso delle molestie un intero genere sessuale) per un crimine commesso da pochi è l'esatto contrario della lotta alla discriminazione. Ma investire in inclusione e deradicalizzazione - cioè, proseguendo nel paragone, educare gli uomini – è certamente meglio che piazzare transenne e poliziotti ovunque - cioè pretendere di spiegare alle donne come vestirsi e quali luoghi evitare. Ci riusciremo? Un'altra domanda a cui, da uomo, non so francamente rispondere.

PS. C'è una cosa, una sola, che non condivido del comportamento di Asia, anche se lo comprendo alla perfezione. Quel «Tornerò in Italia quando le cose miglioreranno». Mi suona male per chi pochi minuti prima si è metaforicamente messa alla testa di una rivoluzione. Ma in fondo è sempre così. Per fare partire la scintilla di un grande cambiamento ci vorranno una Rosa Parks o una Franca Viola. Ci vorranno cioè quelle donne che, anche se volessero, non potrebbero andarsene.

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