Black Friday, il nuovo shopping compulsivo

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Un magazzino di smistamento Amazon a Peterborough, in Inghilterra

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di

Simone Spetia

I servizi di streaming ci hanno abituati a scegliere quando e come fruire musica e serie tv, ma quando quel modello "on demand" si applica ai luoghi (reali o virtuali) di acquisto come Amazon le cose si complicano. È arrivato il momento di ripensare le nostre abitudini di consumo?

Abbiamo subito la trasmutazione del Natale, quella dell’Epifania, l’approdo sulla scena di Halloween e infine, con l’arrivo delle grandi catene di distribuzione americane sul nostro territorio, anche il Black Friday, il giorno successivo all’americanissima Festa del Ringraziamento. La nostra voce interiore, ogni tanto, solleva qualche protesta: basta con le tradizioni importate dagli Stati Uniti, ci dice, basta con le feste che diventano solamente un’occasione di consumo. Ma forse è solo la voce della conservazione, quella che cerca di ostacolare un cambiamento inarrestabile del nostro stile di vita. Siamo always on, sempre connessi: mail di lavoro, sms, chat di classe, della palestra e tra colleghi, social network.

Siamo consumatori on demand

E stiamo diventando on demand: i servizi di streaming ci stanno abituando a vedere e ascoltare quello che vogliamo, quando lo vogliamo. È inevitabile che le nostre abitudini ci consumo ne vengano influenzate. Siamo noi a pretendere che i nostri luoghi virtuali o reali di acquisto siano sempre connessi, proprio come noi, e che sappiano fornirci in tempo reale quello di cui abbiamo bisogno o di cui riteniamo di avere bisogno. In fondo abbiamo completamente ribaltato l’idea secondo la quale il mondo è in mano alle multinazionali: siamo noi, i loro clienti, quelli per i quali il confine tra persona e consumatore è sempre più sottile, con una recensione, con uno scambio di messaggi, a poterne decretare la prosperità o la decadenza.

Ogni occasione è buona per lo shopping compulsivo

Le aziende reagiscono, estendendo i periodi di offerta (o presunta tale) fin dove possono, tanto da tramutare il Black Friday nella Black Week come in parte avvenuto quest’anno, e a far sì che qualsiasi festa comandata diventi un’occasione di vendita. Chiedendo sforzi supplementari di produzione, impacchettamento, vendita ai loro lavoratori, che talvolta si lamentano dei ritmi troppo serrati, ma che quando escono dalla fabbrica, dall’ufficio, dal centro di smistamento sono consumatori come noi: always on e on demand.

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