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Chi c’è ancora in Afghanistan

di Maurizio Dalla Palma
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Nel Paese che si prepara alle elezioni sono impegnati 8 mila soldati di 36 Stati. Compresi quelli contrari all'intervento in Iraq

Nel Paese che si prepara alle elezioni sono impegnati 8 mila soldati di 36 Stati. Compresi quelli contrari all'intervento in Iraq

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La morte di 17 militari spagnoli, precipitati in elicottero il 16 agosto, ha riportato in prima pagina la missione della Nato in Afghanistan. A quasi quattro anni dall'intervento internazionale nel Paese asiatico per dare la caccia ai terroristi di Osama Bin Laden, l'International security assistance force (Isaf) schiera ancora 8 mila soldati di 36 Nazioni, un piccolo esercito che sarà portato a 10 mila uomini per le elezioni parlamentari del 18 settembre. Insieme a danesi e croati, olandesi e greci, c'è anche la Spagna, che invece si è ritirata dall'Iraq dopo gli attentati dell'11 marzo 2003 a Madrid. «L'intervento, che mira a riportare la pace e la sicurezza in Afghanistan, ha ricevuto fin dall'inizio l'approvazione dell'Onu» spiega Fausto Biloslavo, inviato del quotidiano il Giornale.

«Per questo motivo la Germania e la Francia, contrarie alle operazioni militari in Iraq e assenti dal teatro mediorientale, hanno dato il loro contributo contro i talebani. E perfino la Spagna trova giusto esserci con 850 soldati». Al momento nel Paese asiatico sono in corso due missioni militari. La prima è Enduring Freedom, la campagna antiterrorismo americana che ha portato 18 mila soldati a stelle e strisce sulle tracce di Osama Bin Laden. La seconda è l'Isaf. «L'Italia, che schiera quasi 2 mila soldati, ha ricevuto in agosto il comando della missione» dice Fausto Biloslavo. «Ci sono poi Nazioni grandi e piccole, dalla Gran Bretagna all'Azerbaigian, dalla Polonia alla Nuova Zelanda. E tutti, compresi Lituania, Islanda e Svizzera, partecipano alla ricostruzione».

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