Chikungunya: donare il sangue è sicuro

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di

Cinzia Testa

Dopo i casi di contagio le donazioni  sono state bloccate a Roma e Anzio. Qui un'esperta ci spiega perché le sacche di sangue in Italia sono sicure e lancia un appello: servono donatori

Stop alle donazioni di sangue a Roma e Anzio. Il moltiplicarsi dei contagiati dal virus Chikungunya (nel momento in cui scriviamo sono 17 i casi accertati dal Servizio regionale di sorveglianza malattie infettive ma il numero potrebbe aumentare) ha convinto a sospendere la raccolta di sangue per alcune fasce di donatori. La confusione però è molta e il rischio è che venga messa in discussione la sicurezza delle donazioni, soprattutto in questo momento in cui proprio a Roma potrebbero venire a mancare circa 200, 250 sacche di sangue, quelle che vengono raccolte dalle donazioni della Asl Roma 2. Abbiamo girato dubbi e domande a Laura Galastri, responsabile dell’Unità di raccolta Avis e direttore sanitario dell’Avis di Milano.

Le sospensioni nelle donazioni ci proteggono dalla diffusione del virus?

«La Chikungunya è una malattia virale che si trasmette attraverso la puntura della zanzara-tigre da un individuo infetto a uno sano. Il virus ha un’incubazione di circa due settimane. Interrompendo le donazioni nelle due aree coinvolte, si evita il rischio di diffusione della malattia attraverso il sangue di donatori eventualmente infetti. Per la stessa ragione, in via cautelativa, è stato deciso di sospendere la donazione di chi ha soggiornato o anche solo si è fermato per alcune ore in uno di questi due Comuni. In questo caso si calcolano 28 giorni di sospensione dalla data del viaggio e così si ha la certezza che il ciclo del virus nell’organismo si sia esaurito».

Il sangue dei donatori quindi è sicuro?

«Assolutamente sì. La misura che è stata adottata controlla Chikungunya viene normalmente applicata per i donatori che rientrano da viaggi in Paesi tropicali, o comunque a rischio. In base alla zona da cui provengono, sospendiamo le donazioni per un periodo che può variare dai 28 giorni fino ai sei mesi, come nel caso di chi proviene da Paesi endemici per la malaria. Non solo. Abbiamo a disposizione test diagnostici specifici, come quelli per la malaria e per l’epatite. E se sospettiamo un rischio adottiamo la doppia misura precauzionale, cioè test più sospensione delle donazioni».

Anche i donatori che non hanno particolari situazioni di rischio vengono controllati?

«I donatori fanno ogni volta un check-up completo per verificare lo stato di salute. Inoltre durante la donazione viene prelevato anche un campione di sangue da esaminare. Solo se tutto va bene si può dare il via libera e destinare la sacca alle trasfusioni. Adesso però, tra le sospensioni delle donazioni di sangue di chi è rientrato dalle vacanze in zone tropicali e quelle dovute al virus Chikungunya, rischiamo di trovarci in emergenza. Lancio un appello a tutti: rivolgetevi a un Centro Avis della vostra città e venite a donare sangue».

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