Ultrasuoni al posto del bisturi

Credits: Olycom-Alamy
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Cinzia Testa

L'ultima tecnica chirurgica permette di operare senza tagli e senza dolore. Gli ultrasuoni riducono i fibromi, attenuano il dolore oncologico e sono utili per i tremori del Parkinson

Niente bisturi ma ultrasuoni. È la nuova chirurgia che permette di operare senza tagli. Si utilizza per ridurre i fibromi, per togliere il dolore delle metastasi ossee, per spegnere i tremori del Parkinson.

Fantascienza? No, realtà. Come dimostrano anche  numerosi studi. «I benefici provati scientificamente sono tali che gli ultrasuoni sono stati approvati come tecnica operatoria dalla Fda, l’ente americano responsabile della regolamentazione in ambito sanitario», spiega Alessandro Napoli, docente di radiologia e di radiologia interventistica all’Università La Sapienza di Roma. «Gli ultrasuoni focalizzati, questo è il termine medico, penetrano attraverso la pelle, senza richiedere tagli. In questo modo si tiene lontano il rischio di infezioni nella zona della ferita. Inoltre, il dolore postoperatorio è decisamente ridotto. E la ripresa più rapida».


Per ridurre i fibromi

Gli ultrasuoni in ginecologia sono stati soprannominati “fertility friendly”. Perché non provocano danni all’apparato riproduttivo. «Il calore focalizzato neutralizza solo le cellule che compongono il fibroma» spiega il professor Napoli. «Quest’ultimo man mano si rimpicciolisce fino talvolta a sparire del tutto. Si risolvono subito dolori e sanguinamenti, a tutto vantaggio della fertilità». La prova? I risultati di uno studio statunitense condotto su  400 donne con fibroma e sottoposte al trattamento con ultrasuoni: dopo un anno si sono verificate 58 gravidanze. «Attualmente l’intervento viene riservato solo ai fibromi che danno sintomi importanti oppure a quelli all’interno dell’utero e che potrebbero provocare infertilità» dice il professor Napoli.

Per togliere il dolore delle metastasi ossee

 L’utilizzo della tecnica è stato sdoganato di recente da un gruppo di esperti che hanno  pubblicato uno studio sulla rivista Journal of the national cancer institute. «Durante l’intervento monitoriamo costantemente la temperatura del corpo per essere certi di colpire solo le cellule nervose attorno all’osso aggredito dalla malattia» specifica l’esperto che, quale autore di un’altra ricerca in questo ambito, ha ricevuto un premio internazionale all’università americana di Harvard. «Così blocchiamo la trasmissione del dolore, che è invalidante. In più, nei mesi successivi, la zona mantiene in un certo senso la memoria del calore del trattamento. E questo fa regredire le cellule tumorali, colpite indirettamente dagli ultrasuoni». Le limitazioni qui sono parecchie. Gli ultrasuoni sono efficaci se le metastasi riguardano le ossa lunghe, come quelle degli arti, il bacino o lo sterno, e se sono al massimo due.

Per spegnere i tremori del Parkinson

Ma anche quelli cosiddetti idiopatici, cioè inspiegabili. L’intervento funziona, come ha provato un recente studio dell’università di Palermo: a distanza di otto mesi non c’è stata nessuna ripresa del disturbo. «Il paziente deve rimanere sveglio perché “aiuta” il chirurgo» dice il professor Napoli. «Sempre sotto la guida della risonanza magnetica, si individua la zona del talamo, cioè la porzione di cranio dove nasce il tremore. E si inviano dei rapidi “getti” di ultrasuoni, controllando in tempo reale i miglioramenti». Al momento la tecnica viene riservata alle fasi iniziali del disturbo.

Come si svolge l’intervento

Gli ultrasuoni vengono emessi da un’apparecchiatura molto tecnologica che ricorda un robot. A guidarli dentro il corpo è la risonanza magnetica di ultima generazione, che non è chiusa come quelle tradizionali, ma aperta ai lati: il paziente è sdraiato nella macchina e il robot è collocato di fianco. «La risonanza viene eseguita per tutta la durata dell’intervento e permette un’immagine reale della zona da operare» aggiunge l’esperto. «Così, possiamo arrivare anche in parti del corpo altrimenti difficili da raggiungere». L’operazione può essere in anestesia totale o locale. «In certi casi, come nell’intervento per il Parkinson, il paziente è sveglio» dice l’esperto. «Però non avverte nulla, tranne un leggero calore localizzato». Ma attenzione: la tecnica degli ultrasuoni focalizzati non è la panacea di tutti i mali. Ecco al momento quali sono le indicazioni validate da studi scientifici.

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