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Dietro la morte di Meredith e Sara c’è una gioventù che sconcerta

di Stella Pende
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Ventenni accusati dell'atroce omicidio di una coetanea. Adolescenti che filmano il cadavere di una sedicenne. Storie di crudeltà e indifferenza di una generazione che ha bisogno di aiuto. Il nostro

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Sara Hamid era una ragazza marocchina di 16 anni. Abitava a Modena da qualche mese. Era carina, piena di amici e perfettamente a suo agio in quella cittadina ridente dell'Italia del Nord. Come tutte le mattine, stava per prendere il pullman che la portava da scuola a casa. La tragedia era  in agguato. Sara inciampa e la corriera la travolge in pieno. La ragazza è per terra. Schiacciata come un gatto. Morta. Quando i suoi compagni e altri studenti delle scuole, tirato fuori a uno a uno come automi dell'indifferenza il telefonino, cominciano a filmare la scena dell'orrore. Passa qualche giorno e la "bravata" viene a galla e come tanti fra gli orrori quotidiani arriva anche sui giornali degli adulti.

Seconda storia. Più chiasso. Più pagine. Perché il pepe questa volta è il sesso fra gli adolescenti. La droga e la perdizione. Cioè il marcio che galleggia fra gli studenti dell'Erasmus ("orgasmus", come lo chiamano) di Perugia. Amanda, la potenziale assassina, ha una faccia d'angelo. Raffaele Sollecito, il suo fidanzato, anche lui indagato, ha gli occhi e la "fikinaggine" del figlio che ogni mamma perbene vorrebbe aver partorito. La ragazza del cui atroce ammazzamento sono sospettati (fortemente) si chiama Meredith. Forse è morta perché ha rifiutato di marcire in un letto con la coppietta, o ancora meglio di drogarsi. O di farsi riprendere nuda, ubriaca e perduta. Trovano il suo corpo di bambina ancora avvolto dal piumino. E dopo, orde di articoli, reportages tivù e radio, pioggia di Porta a porta più domestici nei bar e nelle case.

Una domanda: ma gli adulti dove sono? E dai! Gli adulti sono disperati e impotenti. Forse. Ve lo dico io che ho un figlio di 16 anni. E che conosco tanti ragazzi della stessa età. È vero. Noi abbiamo permesso che questi ragazzi si abbuffassero di film-inferni, schifezze su squartamenti, scannamenti  e sangue à gogo. Ma credetemi, li avrebbero cercati e trovati altrove e comunque. A casa del compagno di scuola e al cinema da soli. Il sangue è la legge del branco che si nutre di violenza, di autolesionismo, di voyeurismo, di mortificazione del corpo e di schifo per se stessi. È la mancanza di idee e di ideali, direbbe la nonna avendo ragione.

È il vuoto di passioni, dico io, che li butta dentro il gorgo nero della rete. Una sorta di limbo maledetto ma irreale. Bevono, si scorticano, si mortificano, si ammazzano. Ma per loro. non sono loro. sono spettatori e attori virtuali. Dunque io credo che l'unica salvezza sia proprio quella di aiutarli a entrare nella vita reale. E a scoprire una passione, un talento e il vero sentimento del futuro. Il loro mondo dunque e il loro essere. Poi sperare. Cercare di accompagnarli, di stargli teneramente vicino in quest'impresa così assurda che è diventare per loro esseri umani.

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