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Bullismo, vittima tenta il suicidio. Non capiamo più i figli?

di Lorenza Pleuteri
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Dopo un altro tentativo di suicidio di una vittima di bullismo, la psicologa ci spiega perché possono accadere eventi tragici come questi. E dà qualche consiglio ai genitori

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Dopo un altro tentativo di suicidio di una vittima di bullismo, la psicologa ci spiega perché possono accadere eventi tragici come questi. E dà qualche consiglio ai genitori

Presa in giro, stremata, impaurita, incapace di sostenere e affrontare i compagni di classe che le facevano dispetti e la deridevano, fino a farla piangere. Una ragazzina dodicenne di Pordenone, studentessa di seconda media, alle 7 di lunedì mattina si è gettata dalla finestra di casa.  Una tapparella ha frenato la caduta e le ha salvato la vita. Doveva tornare a scuola, dopo  una settimana di malattia. Pensava di non farcela. E ha messo in atto quanto stava meditando da tempo.

Il messaggio d'addio
Otto giorni prima di lanciarsi nel vuoto, cercando la morte, aveva scritto un messaggio d'addio  e di scuse per i genitori e una lettera d'accuse per i compagni,. "A scuola mi dicevano: Ucciditi". E, per i coetanei, "Adesso sarete contenti. Per alcuni di voi sarà una belle notizia".

Le indagini
Procura dei minori e polizia indagano per verificare se, come sembra, sia l'ennesimo caso di bullismo tra i banchi e sui social. Il cellulare della vittima è stato sequestrato e sarà scandagliato.

La psicologa spiega perché succedono queste cose
Per parlare con lei gli investigatori hanno chiesto l'aiuto di una psicologa. Loredana Cirillo dell'istituto Minotauro di Milano, anche lei psicologa e psicoterapeuta, spiega perché possono succedere queste cose e dà qualche consiglio a genitori e adulti.

"Anagraficamente e biologicamente i dodicenni sono ancora bambini, nella fase tra la fine dell'infanzia e l'inizio della preadolescenza. Ma hanno un livello sconfortante di fragilità, dolore, angoscia, solitudine. Per loro è di estremo rilievo lo sguardo degli altri. Già alla loro età risulta importante l'impatto che hanno sul prossimo. Il giudizio altrui, cui sono ipersensibili, è fondamentale rispetto alla costruzione dell'autostima".

Che fare, per capirli, per proteggerli?
"I genitori  - suggerisce l'esperta - devono cercare di alzare la antenne e captare i segnali che arrivano. Devono capire se un figlio si sta sforzando di non deludere le aspettative che hanno su di lui e cioè che sia felice, sereno, contento. Dovrebbero anche avere meno pudore di parlare con i figli della tristezza e dell'angoscia. Nominare il dolore e la morte, mettere in parola pensieri angoscianti abbassa il rischio che dal pensiero si passi all'azione".

Un bambino "può faticare a dire quello che sta vivendo, perché teme di deludere mamma e papà e di farli soffrire. E allora si tiene dentro tutto, con esiti che purtroppo rischiano di essere irreparabili". Quando va bene,  i ragazzini fragili si confidano con i coetanei. "Il problema è quando non hanno interlocutori né tra i pari né tra gli adulti".

La scuola è chiamata a fare la differenza: "Deve mettersi in una logica di ascolto, così come i genitori. Non deve badare -dice sempre Cirillo - al solo rendimento dei ragazzi, ma anche ai loro bisogni. E lo può fare creando spazi di ascolto, osservazione, condivisione...".  Positivi, in questo senso, sono gli "sportelli" creati negli istituti, mettendo uno psicologo a disposizione dei ragazzi. L'importante è che il servizio sia "sostenuto anche dai docenti e dai genitori, che devono invitare i giovanissimi studenti ad andarci, senza far passare il messaggio che questo significhi sottrarre tempo alle ore di lezione".

Ci sono le vittime, ci sono anche i bulletti di dodici, tredici anni... "Vale lo stesso discorso. A volte anche loro sono estremamente fragili. Prendersela con il più debole - è sempre il parere dell'esperta di Minotauro - può essere un altro segno di debolezza".


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