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Ebreo accoltellato a Milano: l’antisemitismo esiste anche in Italia?

di Oscar Puntel
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Dopo l'episodio dell'ebreo ortodosso aggredito in strada ci chiediamo se stiamo assistendo al riaffiorare di sentimenti antisemiti anche nel nostro Paese

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Dopo l'episodio dell'ebreo ortodosso aggredito in strada ci chiediamo se stiamo assistendo al riaffiorare di sentimenti antisemiti anche nel nostro Paese

Nathan Graff, un ebreo ortodosso di 40 anni, che indossava gli abiti tipici, è stato accoltellato in strada a Milano, davanti a un ristorante kosher. L'episodio è avvenuto la sera del 12 novembre. Trasferito all'ospedale Niguarda, non sembra sia in gravi condizioni,  nonostante le nove coltellate ricevute alla schiena e al volto. L'israeliano stava tornando a casa da solo quando è stato avvicinato  alle spalle da un uomo incappucciato. Un'azione veloce: alcuni fendenti  alla schiena, poi lo sfregio al volto e infine la fuga. Alcune persone  hanno raccontato di aver sentito l'aggressore urlare “ti ammazzo”.

Prima volta a Milano. “È l'episodio più grave che si sia mai verificato in città”, ha commentato il co-presidente della Comunità ebraica di Milano, Raffaele Besso. “Dobbiamo constatare che l'appello dell'Is di colpire gli ebrei ovunque si trovino purtroppo sta facendo proseliti” ha aggiunto la presidente della Comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello. Al momento non ci sono state rivendicazioni; l'aggressione non ha evidenze che possano far pensare ad una matrice antisemita.

In Israele. I telegiornali israeliani hanno dato molto spazio a questa notizia. Negli ambienti ortodossi ebraici, è forte la preoccupazione che l'“Intifada dei coltelli” – gli accoltellamenti che da metà settembre si registrano in Israele, per mano di estremisti – possa essersi manifestata anche in Italia.

“Spero vivamente che sia un episodio isolato e che non sia riconducibile a matrici islamiche e arabe” ha commentato Milo Hasbani, co-presidente della Comunità ebraica meneghina. “È il primo episodio di questo tipo e noi siamo assolutamente integrati nella vita milanese. Non c’era stato, finora, nessun sentore di ostilità, come è avvenuto invece negli altri Paesi europei. Dopo l’accaduto abbiamo deciso che la scuola ebraica dovesse restare aperta, per dare un segnale di normalità e di fiducia”. Per la Fondazione Memoriale della Shoah di Milano, “il fatto non va in alcun modo sottovalutato; dimostra, ancora una volta, come il seme dell’odio venga quotidianamente sparso, i pregiudizi siano ancora purtroppo assai radicati, e la violenza eserciti un fascino pericoloso. Milano, città di pace e di grande civiltà, solidale e aperta, ha tutti gli anticorpi per respingere le parole e i fatti alimentati dal razzismo e dall’antisemitismo”.

Quanti sono gli ebrei. In Italia, gli ebrei sono circa 35 mila, stando al numero delle iscrizioni nelle 21 comunità ufficiali. Che si trovano nelle città di: Ancona, Bologna, Casale Monferrato, Ferrara, Firenze, Genova, Livorno, Mantova, Merano, Milano, Modena, Napoli, Padova, Parma, Pisa, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Vercelli, Verona.

Le statistiche riferiscono anche di una “popolazione ebraica allargata”, che sarebbe di almeno altre 45 mila persone. A ogni comunità fa capo una circoscrizione territoriale che comprende anche altre piccole comunità o semplici nuclei. Roma e Milano, da sole, raccolgono quasi il 70 per cento di tutti gli ebrei italiani. A seguire, Torino, Firenze, Livorno. Tutte hanno una vita interna organizzata e regolata dallo Statuto dell’ebraismo italiano. E tutte fanno capo all’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), che ha sede a Roma e che le rappresenta a livello politico interno e internazionale.

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