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Éder e la rivincita della Nazionale degli snobbati

di Flora Casalinuovo

Fino a ieri nessuno avrebbe scommesso sul numero 17. Ma è stato lui a segnare il gol della vittoria contro la Svezia. Portando gli Azzurri agli ottavi. E diventando il simbolo di una squadra che si sta togliendo un bel po' di soddisfazioni

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Fino a ieri nessuno avrebbe scommesso sul numero 17. Ma è stato lui a segnare il gol della vittoria contro la Svezia. Portando gli Azzurri agli ottavi. E diventando il simbolo di una squadra che si sta togliendo un bel po' di soddisfazioni

Un gol. Una sola, misera rete in tutte le 19 partite del girone di ritorno del campionato italiano. Ecco il biglietto da visita con cui Éder si è presentato a Euro 2016. Tanto che tifosi e addetti ai lavori, fino a pochi giorni fa, criticavano Antonio Conte, colpevole di aver convocato l'attaccante dell'Inter. Eppure è stata proprio una sua magia, a pochi minuti dalla fine del match contro la Svezia, a regalarci la seconda vittoria e, soprattutto, l'accesso sicuro agli ottavi di finale.

E non è un caso. Nessuno, infatti, avrebbe scommesso un euro su Éder Citadin Martins (è questo il suo nome completo), nato in Brasile ma con passaporto italiano grazie al bisnonno. Soprattutto vedendolo in mezzo ai colossi svedesi. Ma lui non ha mollato, ha sfidato tutti e tutto, sorte compresa, con la sua maglia numero 17 esibita di venerdì 17, giorno considerato sfortunato per eccellenza. “Io non mi do mai per vinto” ha detto senza fiato alla fine della gara. “Non pensavo nemmeno di venirci, qui in Francia. E invece...”. Invece il calciatore più snobbato e massacrato è diventato il re degli Azzurri. E il simbolo di una squadra che, all'inizio, è stata sottovalutata da chiunque.

Basta tornare indietro di qualche settimana per capire che Buffon e compagni “non se li filava nessuno”. Zero (o quasi) fuoriclasse, giocatori stanchi e acciaccati, attaccanti poco prolifici: queste le frasi che si rincorrevano sui giornali, nei bar e in tv. Ma adesso l'Italia si sta prendendo la rivincita.

Se la prende Éder, appunto. Se la prende Emanuele Giaccherini, il piccoletto che anche contro Ibrahimovic ha corso come un matto e ha pennellato palloni. Se la prendono Antonio Candreva e Marco Parolo, da molti considerati atleti “normali”. Se la prende Simone Zaza, panchinaro di lusso nella Juve, che ha tirato fuori dal cilindro il passaggio chiave per l'1 a 0 con la Svezia e ha cambiato il volto alla giornata.

L'Italia, snobbatissima e criticatissima, sta dimostrando che l'impegno e il sudore pagano. Che è il gruppo a fare la differenza. Che il gioco-spettacolo porta applausi, ma ci vuole anche una difesa che non incassa mai gol. Che il fuoriclasse può risolvere la singola partita, ma per vincere un torneo servono 11 guerrieri pronti a lottare sempre.

La rivincita più grande, però, è quella di mister Conte, che infatti dopo la vittoria si è tolto un bel po' di sassolini dalle scarpe. «Abbiamo risposto a quelli che non credevano in noi: siamo davvero bravi a soffrire» ha tuonato il c.t. «Tanti pensavano che dopo il girone avremmo fatto le valigie per tornare a casa. Noi le facciamo per andare agli ottavi».

E chissà, magari anche per arrivare più lontano.

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