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Cosa sta succedendo sull’Etna?

di Oscar Puntel
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Esplosioni sull'Etna, attività vulcanica, rischio terremoto. Un esperto ci aiuta a capire

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Esplosioni sull'Etna, attività vulcanica, rischio terremoto. Un esperto ci aiuta a capire

Dieci persone sono rimaste ferite dall’esplosione di uno dei crateri dell'Etna che è in attività, nel pomeriggio del 16 marzo. Sono stati colpiti da materiale lavico. Nessuno sarebbe in gravi condizioni. Saranno ricoverati negli ospedali di Catania e Acireale.

Dai primi giorni di marzo, il vulcano siciliano ha ripreso una nuova fase eruttiva, di tipo "stromboliano". E si è attivato un nuovo cratere a Sud-Est dell'Etna.

Questa immagine ci arriva da uno dei punti di osservazione dell'Ingv:

L'attività ha subito un incremento il 15 marzo mattina, generando una colata lavica in sommità. L’attività emerge dal versante meridionale dalla bocca eruttiva del nuovo cratere di Sud-Est, dove sono presenti fontane di lava e boati.

Che cosa sta succedendo sull'Etna?

«L’Etna è sempre stato un vulcano in attività. Dal 2001 c’è stata una accelerazione di questi fenomeni eruttivi. Da allora registriamo moltissime eruzioni. In più di 15 anni è stato maggiore il tempo dell’attività che della tranquillità. Così, quello che stiamo osservando dai primi di marzo, si può inquadrare in questo contesto» ci ha spiegato Enzo Boschi, professore di geofisica all’Università di Bologna e past president dell’Ingv, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Ecco i video delle esplosioni del 15 marzo, diramati dall'Ingv:

Come si spiegano queste esplosioni?

«Le esplosioni che abbiamo visto sono un classico fenomeno freatico: probabilmente c’era dell’acqua o della neve. E la lava, scorrendo su questa ha “creato” una specie di nube: si è levata una gran quantità di vapore acqueo caldissimo, che ha permesso di mostrare bene il fenomeno, anche da lontano» commenta l’esperto. Lo sbalzo termico fra il caldo della lava e il freddo dell’acqua, l’evaporazione veloce, quasi istantanea dell’acqua hanno generato una esplosione di vapore, acqua, cenere, roccia. Come schegge hanno investito le persone che si trovavano lì vicino. Il fenomeno, che è conosciuto in vulcanologia, si è verificato a quota 2700 metri, sul Belvedere dell'Etna, in territorio di Nicolosi.

«Questi fenomeni accadono all’improvviso, per questo le persone soccorse sono state colte impreparate» aggiunge Boschi.

Le eruzioni continueranno per molto?

«È difficile dire che cosa accadrà nel lungo termine. È probabile che questa attività continuerà. Dai dati geologici, sappiamo che le sue eruzioni durano a lungo: insomma possono continuare per un po’ di giorni ma non si può dire fino a quando. Già agli inizi di marzo c’era stata un avvio di attività vulcanica che poi si era interrotta. L’Etna è un po’ scostante: parte e si ferma. Ma c’è. Tuttavia la zona è lontana dai centri abitati: quindi non ci sono rischi per le persone, non c’è pericolo per l’uomo. Basta non andare troppo vicino» chiarisce il professore.

Questa attività dell’Etna è stata descritta come stromboliana: che significa?

«È una attività vulcanica tipica continua, come avviene a Stromboli. Ci sono colate di lava, qualche botto ogni tanto. Ma non è un’attività esplosiva. Si definisce così per l’aspetto “scenografico” delle eruzioni».

C’è un rischio terremoto nell’area?

«Una zona vulcanica è anche sismica. Ma non possiamo dire che c’è un rischio terremoto collegato a questa eruzione. Ci possono essere delle scosse collegate all’attività del vulcano, ma in genere non sono forti, distruttive. Va però precisato che tutta quella zona è attiva dal punto di visto sismico in senso ampio» chiarisce Boschi. Lo è tutta la Sicilia Orientale per via delle faglie che passano in prossimità dello Stretto di Messina. E anche per via dei fortissimi terremoti che hanno colpito la zona in passato. Se ne ricorda uno, storicamente distruttivo, del 1908: il famigerato Terremoto di Messina che interessò tutta l’area est dell’isola.

In Campania c’è il Vesuvio. Una attività dell’Etna potrebbe riattivarlo?

«No. Sono due cose completamente separate. Non c’è un collegamento diretto fra loro e sono anche due vulcani diversi fra di loro. Il Vesuvio è piccolo e potenzialmente esplosivo. L’Etna è grande ma non esplosivo: non può portare a problemi drammatici come potrebbe invece il Vesuvio. Basti pensare alla'eruzione che distrusse a Pompei» dice Enzo Boschi, professore di geofisica all’Università di Bologna.

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