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Fecondazione assistita: da oggi c’è una speranza in più contro le malattie rare

di Cinzia Testa
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La notizia fa ben sperare in fatto di fecondazione assistita. In Gran Bretagna è stata autorizzata una tecnica che permette di sostituire nell'ovocita della mamma il Dna malato con quello sano di una donatrice. Nascerebbero piccoli senza danni genetici. Ma le polemiche sono subito scoppiate. Perché? In realtà, è una possibilità concreta per le donne che soffrono di una malattia rara

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La notizia fa ben sperare in fatto di fecondazione assistita. In Gran Bretagna è stata autorizzata una tecnica che permette di sostituire nell'ovocita della mamma il Dna malato con quello sano di una donatrice. Nascerebbero piccoli senza danni genetici. Ma le polemiche sono subito scoppiate. Perché? In realtà, è una possibilità concreta per le donne che soffrono di una malattia rara

In cosa consiste la tecnica?
In pratica, utilizzando un ovocita di una donatrice sana, si sostituisce il Dna mitocondriale dell’ovocita della mamma ammalata.

Il Dna mitocondriale è il nucleo dell’ovocita, un po’ come il tuorlo nell’uovo. E proviene solo dalla cellula materna, perché non esiste negli spermatozoi. Quando è alterato, è la causa di un gruppo di malattie ereditarie rare chiamate non a caso mitocondriali: fanno parte di questa “famiglia” ad esempio la sindrome Narp che comprende la retinite pigmentosa, una malattia degli occhi. Ecco perché quindi c’è molta attenzione attorno a questa tecnica innovativa che può proteggere il bambino da una malattia rara.  

Il perché delle polemiche
La tecnica prevede, in parole semplici, la sostituzione completa del citoplasma, cioè del “tuorlo” con tutti i suoi mitocondri, con quello di una donatrice sana. Viene eseguita in laboratorio per poi procedere con la modalità prescelta per la fecondazione.

Per questa caratteristica, cioè l’impiego del citoplasma di una seconda donna, i bimbi che nasceranno sono stati definiti figli di tre genitori. «Se vogliamo dire che ha due mamme va bene, ma non è proprio così» dice la dottoressa Anna Pia Ferraretti, responsabile del Centro Sismer di Bologna, uno dei centri di fecondazione assistita più all’avanguardia. «Perché non si tocca la porzione di ovocita deputata alla trasmissione delle caratteristiche somatiche, cioè colore degli occhi, tratti del viso e così via».  

Questo mix è pericoloso per l’embrione?
C’è poi chi sostiene che la correzione di ciò che esiste in natura potrebbe alterare gli equilibri all’interno dell’embrione, che è già di per sé un mix di materiali genetici. «Il fatto che la tecnica provenga dalla Gran Bretagna è una garanzia. Sono anni infatti che la donazione dei mitocondri, così si chiama, è oggetto di studio. E le Authority inglesi prima di dare il loro benestare eseguono controlli rigidissimi» prosegue la dottoressa. «Per quanto riguarda l’aspetto etico, ritengo che la tecnica sia più che accettabile».

Una speranza in più per chi non riesce ad avere figli
Ma la donazione del Dna mitocondriale è una tecnica che potrebbe essere utilizzata anche in altri casi e non solo per abbattere il rischio di malattia. «Questo Dna serve anche per dare energia alle cellule e questo vale per tutti» conclude l’esperta. «Un’ipotesi futura potrebbe quindi essere quella di utilizzare questo metodo nel caso di donne che ricorrono alle tecniche di fecondazione dopo i 40 anni. Sarebbe una sferzata di energia che aumenterebbe le possibilità di una gravidanza».

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