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La fecondazione eterologa non dev’essere a pagamento

di Francesco Morrone
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Il Tar ha bocciato la Lombardia sulle fecondazione eterologa: “Illegittimo che sia a carico degli assistiti”. E così si riaccende il dibattito sulla procreazione assistita: un’ottima notizia per tutti quelli che non possono permettersi di fare trattamenti nei centri specializzati privati

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Il Tar ha bocciato la Lombardia sulle fecondazione eterologa: “Illegittimo che sia a carico degli assistiti”. E così si riaccende il dibattito sulla procreazione assistita: un’ottima notizia per tutti quelli che non possono permettersi di fare trattamenti nei centri specializzati privati

lI giorno dopo la sentenza del Tar che ha dichiarato illegittimo far pagare ai pazienti il costo della fecondazione eterologa, si riaccende il dibattito sulla procreazione assistita.

Nelle altre Regioni si paga solo il ticket

A destare polemiche è stata la disparità di trattamento riservata dalla regione Lombardia fra chi sceglieva la fecondazione omologa, che utilizza gameti provenienti dai membri della coppia, e chi invece optava per le fecondazione di tipo eterologa, dove gli ovuli e gli spermatozoi sono di persone esterne alla coppia. Fino ad oggi, infatti, chi sceglieva di partorire tramite fecondazione omologa doveva pagare soltanto il costo del ticket (pari a circa 500 euro), mentre chi si affidava all’eterologa doveva pagare per intero la prestazione, con tariffe che variano tra 1.500 e i 4 mila euro.

Diventare genitori è un diritto

“Si tratta di un’ottima notizia per tutti quelli che non possono permettersi di fare trattamenti nei centri specializzati privati e che si rivolgono alle strutture pubbliche” commenta Maria Elisabetta Coccia, direttrice del centro di procreazione assistita del policlinico Careggi di Firenze e responsabile scientifica diCecos Italia’ (il centro di studio e conservazione per ovociti e sperma). “Se fino ad oggi erano tantissime le coppie che, per ragioni economiche, si vedevano costrette a venire in Toscana per effettuare la fecondazione eterologa – prosegue Elisabetta Coccia - adesso con questa sentenza si apre uno spiraglio molto positivo”. Proprio la Toscana, circa un anno fa, fu la prima regione d’Italia a dare il via libera all’eterologa nelle strutture pubbliche, inserendo la prestazione nei livelli essenziali di assistenza (Lea) per le donne sotto i 43 anni. Il governo della Regione si era ispirato al principio democratico che considerava il desiderio di diventare genitori come un diritto, e non a pagamento.

Finalmente l’eterologa sarà per tutti

Al contrario, la Regione Lombardia aveva stabilito che l’eterologa non rientrasse nei livelli essenziali di assistenza, decidendo di porre a carico degli assistiti il costo di tutta l’operazione. “Era ora che arrivasse una sentenza come questa – sostiene Andrea Borini, direttore dell’Osservatorio sul turismo procreativo e presidente della Sifes (Società italiana fertilità e sterilità) – perché ritengo scontato che un Paese civile come il nostro dia accesso alla procreazione tramite eterologa anche a chi non ha i soldi per rivolgersi a un centro privato”.

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