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Gli Azzurri contro la Celeste: cosa “copiare” all’Uruguay. Oltre lo sport

di Elisa Venco
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Elisa Venco

Giornalista a Donna Moderna, dove si occupa di attualità, è la curiosità fatta persona. Ama le...

Una premessa: mi auguro che vinca l’Italia. Però a me la nazionale di calcio dell’Uruguay, detta la Celeste, fa simpatia. Mi piace la sua storia, quella di una Cenerentola che vince tantissimo, pur patendo per povertà di mezzi (nel 1924, la squadra ha rischiato di non partecipare alle Olimpiadi perché non c’erano i soldi per la trasferta a Parigi) e di cittadini (gli abitanti sono 3 milioni, contro i 200 e passa del Brasile, che ha vinto 5 titoli di campione del mondo contro i 2 dell’Uruguay).

E trovo meravigliosa la storia epica del “Maracanazo”, come è denominata, in spagnolo, l’inattesa sconfitta del Brasile, allo stadio Maracanà di Rio, da parte dell’Uruguay, il 16 luglio1950. Un risultato così contrario a ogni pronostico che, prima della partita, le autorità brasiliane avevano già tenuto il discorso di festeggiamento; al suo termine, non fu suonato l’inno nazionale uruguayano perché dare alla banda la partitura era stato ritenuto inutile. Olé.

Ma ci sono altre ragioni, meno legate allo sport, per cui apprezzo quanto viene da questo Paese sudamericano: innanzitutto, è accomunato all’Italia da un eroe (a Montevideo c’è tuttora una delle abitazione di Giuseppe Garibaldi che, all’epoca della guerra civile, durata dal 1840 al 52, vi insegnava Matematica). Poi vanta una serie di leggi liberali, in favore del riconoscimento delle nozze gay, della liberalizzazione della marjuana, della donazione degli organi in maniera automatica. E soprattutto il Paese è guidato da quello che il quotidiano francese Le Monde ha chiamato "il presidente più povero del mondo": José “Pepe” Mujica, 78 anni. Appena eletto, ha rifiutato la residenza presidenziale e continua a vivere, insieme alla moglie, in una piccola fattoria alla periferia di Montevideo dove si dedica alla coltivazione di fiori. Mujica non ha neppure un conto in banca: vive con il 10 % del suo emolumento da presidente, circa mille euro, visto che il 90 % lo versa ad associazioni di promozione sociale.

Insomma, una Nazione che promuove leggi all’avanguardia, ha leader politici che devolvono il loro stipendio in beneficenza e, nello sport, sa farsi valere nonostante un’economia non proprio florida, non è solo l’Uruguay che ammiro: è anche l’Italia che vorrei. Forza Azzurri, in bocca al lupo Celeste.

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