Il tumore al seno non avrà più segreti

Credits: Pier Paolo Di Fiore è professore di Patologia generale all'Università degli Studi di Milano e ricercatore dell'Ifom
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Flora Casalinuovo

Pier Paolo Di Fiore è uno dei più grandi ricercatori italiani. Ora studia le cellule staminali per combattere il cancro più temuto dalle donne. Ma nel suo cuore ci sono anche i figli e il Napoli

All'inizio il vocione un po' roco e profondo inganna. Pier Paolo Di Fiore, classe 1958, professore di Patologia generale all'Università degli Studi di Milano e ricercatore dell'Ifom (Istituto FIRC di oncologia molecolare), sembra un uomo molto serio, distaccato. Ma dopo cinque minuti tra le sue parole si fanno largo un irresistibile accento napoletano e una risata fragorosa.

Così, anche se hai davanti uno dei più importanti ricercatori di casa nostra, ti sembra di chiacchierare con un amico che conosci da sempre, soprattutto quando racconta degli inizi della sua carriera. “Al secondo anno di medicina ero stufo di stare seduto 12 ore al giorno a studiare, volevo agire. Allora mi sono presentato all'istituto di Patologia di Napoli, la mia città. Ricordo il primo giorno in laboratorio, il 5 settembre 1977: è stato un'emozione, un colpo di fulmine, ho capito che volevo fare ricerca”. Un desiderio che dopo la laurea lo ha portato in America, dove ha trascorso 12 anni intensissimi. “Poi sono tornato in Italia per lavorare allo Ieo con Umberto Veronesi. Come diceva Massimo Troisi, sono venuto a fare il turista a Milano e non ho mai avuto nessun rimpianto. La ricerca è come l'esplorazione di una foresta buia con una pila: non sai dove andare, se troverai un luogo in cui ripararti o, al contrario, dei pericoli. Quindi, meglio avventurarsi insieme, con altre persone, ognuna con la sua pila che illumina la strada. Ecco, diciamo che grazie ad Airc abbiamo caricato molte pile...”.  

Da 5 anni, le “pile” sono quelle del Progetto 5x1000. “Lo scopo è comprendere l'origine delle cellule staminali del cancro alla mammella, quelle che ne alimentano la crescita. Ora abbiamo dimostrato che l'aggressività di questo tumore dipende proprio dal numero di staminali presenti e abbiamo anche messo a punto un test speciale. In pratica, estraiamo dal tessuto tumorale l'Rna (la molecola, più piccola del Dna, fondamentale per la decodificazione dei geni) e riusciamo subito a capire quante cellule staminali ci sono e, quindi, quanto è pericoloso. Questo permette di indirizzare meglio le terapie e, per esempio, di evitare la chemioterapia se non serve o, al contrario, di farla nelle forme più subdole della malattia, che all'inizio non sembrano critiche. Stiamo lavorando su un campione ampio e questo esame potrebbe diventare realtà entro 2 anni”.

Intanto il Prof. Di Fiore si divide tra laboratorio e famiglia. “Passo il mio tempo libero tra i campi di rugby e pallacanestro dove giocano i miei figli. Ne ho 3, tutti maschi: il più grande studia medicina e il piccolo frequenta il liceo. Li accompagno alle partite così tra una trasferta e l'altra chiacchieriamo, ascolto i racconti delle loro giornate, commentiamo i risultati del Napoli. Pensi, sono riuscito nell'impresa di crescere tre ragazzi tifosi del Napoli anche se viviamo a Milano! Gli Azzurri per me sono una religione e la gioia che mi dato il fantastico gol che Gonzalo Higuain ha segnato l'anno scorso in rovesciata contro il Frosinone è impagabile”.

Si è fatto tardi e il Professor Di Fiore deve tornare a casa. “Mia moglie mi aspetta. Quella donna è una santa” e scoppia a ridere. “E magari nel weekend riesco a trovare un pizzo di tempo anche per i libri, uno dei miei passatempi preferiti. Leggo di tutto e Guerra e pace è il romanzo del cuore, la mia bibbia laica. Ne ho un'edizione vecchissima, di 30 anni fa, che quasi cade a pezzi. Ma non riesco a buttarla: da buon napoletano sono un vero sentimentale”.    

IL PROGETTO 5x1000 DI AIRC

Un milione e mezzo di italiani hanno già scelto di destinare il 5x1000 della propria dichiarazione dei redditi all’Associazione italiana per la ricerca sul cancro. Dal 2009, Airc ha lanciato 2 programmi speciali, finanziati proprio da questi fondi, e incentrati sull’oncologia molecolare, sull’analisi del rischio e sulla diagnosi precoce. Si tratta di 14 progetti di ricerca, come quello che raccontiamo in questa pagina. Per saperne di più, clicca sul sito www.programmi5permille.airc.it.

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