L’influenza che arriva dall’Australia: tra allarmi, previsioni e consigli

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Lorenza Pleuteri

In Australia i virus hanno colpito duramente, con una moltiplicazione preoccupante dei contagi e con decine di decessi. In Italia si attendono almeno 5 milioni di casi. Gli esperti ripetono la “solita” raccomandazione: “Meglio vaccinarsi, in particolare se si rientra in categorie a rischio”

Preceduti da notizie preoccupanti provenienti dall’Australia – dove c’è stato un grande incremento della diffusione  e dei casi – i virus dell’influenza stanno per arrivare in Italia. Metteranno a letto almeno 5 milioni di malati. E altri  8-10 milioni di persone saranno alle prese con le sindromi parainfluenzali. Le previsioni sono del medico virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi di Milano e ricercatore e docente alla Statale. “Sarà una stagione influenzale di intensità medio o medio-alta. In Australia si è registrato un marcato aumento dei contagiati e si sono avuti più di 50 decessi correlati, dato che purtroppo non mi stupisce, quest’ultimo, perché per le persone più fragili le conseguenze possono essere estreme. Ma sarebbe prematuro e sbagliato lanciare allarmi rossi, gridare “al lupo, al lupo”. Ogni anno - rileva l’esperto - si sente dire che l’influenza prevista è la più brutta e la più cattiva degli ultimi decenni. Poi quasi mai è così. Staremo a vedere, tenendo alta l’attenzione, senza sopravvalutazione né sottovalutazioni”.

La migliore forma di prevenzione è la vaccinazione

L’importante è che si capisca una cosa, mai ripetuta abbastanza, soprattutto in questi tempi di contrasti tra vax e no vax: “Il modo migliore per prevenire l’infezione - è il punto su cui batte Pregliasco - resta il vaccino antinfluenzale, anche se è bene chiarire che protegge “solo” dai virus influenzali e non anche dai numerosi e fastidiosi virus parainfluenzali”. Altro consiglio di base: “Se si accusano i sintomi, non bisogna fare gli eroi e andare lo stesso a lavorare o a scuola, con il rischio di diffondere il contagio anche fuori dalle mura domestiche. Meglio restare a casa qualche giorno, al caldo, e curarsi”.

Impossibile fare previsioni millimetriche sul d-day dell’influenza e sulle fasi acute. “Di solito – ricorda il virologo - da noi la diffusione effettiva dei virus influenzali comincia a osservarsi intorno a Natale, con il picco dopo il 25 dicembre. Quello che succederà  tra il 2017 e il 2018 dipenderà da se e quanto farà freddo, nonché dalle condizioni di umidità”. Invece, rammenta sempre l’esperto, “è già tempo di vaccinarsi”. Due le tipologie di prodotti a disposizione: il vaccino “trivalente adiuvato”, indicato per le persone anziane o a rischio, e il “quadrivalente”. Il primo protegge da tre ceppi influenzali (la nuova variante dell’H1N nota come Michigan, la variante Hong Kong per l’H3N2 e il ceppo Brisbane del tipo C), il secondo contrasta anche il ceppo B, il Phuket.

Ecco le categorie più a rischio

Ma a chi viene consigliato di vaccinarsi? Quali sono i soggetti più esposti? “Sulla base delle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità – si legge sul sito della Regione Lombardia - le persone alle quali viene raccomandata e offerta gratuitamente la vaccinazione sono: uomini e donne dai 65 anni in su; bambini con più 6 mesi, ragazzi ed adulti affetti da patologie che aumentano il rischio di complicanze da influenza (ad esempio malattie croniche a carico dell'apparato respiratorio, diabete mellito e obesità grave, insufficienza renale o surrenale cronica, tumori,...); bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale; donne che all’inizio della stagione epidemica si trovino nel secondo e terzo trimestre di gravidanza; pazienti di qualunque età ricoverati presso strutture sanitarie e sociosanitarie per lungodegenti; medici e personale sanitario di assistenza; familiari e contatto con soggetti ad alto rischio; lavoratori delle forze di polizia e vigili del fuoco; persone che, per motivi di lavoro, stanno distanza ravvicinata con animali  che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani (allevatori, addetti al trasporto di animali vivi, macellatori, veterinari e vaccinatori)”.

Esenzioni e controindicazioni temporanee

Il vaccino antinfluenzale – altra indicazione, dal ministero della Salute  – “non deve essere somministrato a lattanti al di sotto dei sei mesi (per mancanza di studi clinici controllati che dimostrino l’innocuità del vaccino in questa fascia d’età) e a soggetti che abbiano manifestato reazioni di tipo anafilattico a una precedente vaccinazione o ad uno dei componenti del vaccino. Se si ha una malattia acuta di media o grave entità, con o senza febbre, è opportuno rinviare la vaccinazione  a guarigione avvenuta”. Medici di base e pediatri di famiglia sono a disposizione per dare chiarimenti e ulteriori informazioni.

“Luoghi comuni da smontare”

“Molte persone – sostengono i referenti ministeriali, nelle schede informative online - pensano di non potersi vaccinare trovandosi in particolari condizioni che non presentano, invece, effettive controindicazioni. Vanno allora smentiti alcuni dei luoghi comuni più diffusi. È possibile fare la vaccinazione antinfluenzale anche in caso di allergia alle proteine dell’uovo, con manifestazioni non anafilattiche; in presenza di infezioni acute di lieve entità, anche se febbrili; in presenza di infezione da Hiv e altre immunodeficienze congenite o acquisite; durante un trattamento con cortisonici (per via topica o sistemica), durante l'allattamento, in concomitanza con altri vaccini”.  Il vaccino antinfluenzale  – è la rassicurazione  - “non interferisce con la risposta immune ad altri vaccini inattivati o vivi attenuati. I soggetti che rientrano nelle categorie sopra indicate possono ricevere, se necessario, il vaccino antinfluenzale contemporaneamente ad altri vaccini, in sedi corporee e con siringhe diverse”.

Piccoli suggerimenti validi per tutti

Per grandi e piccini valgono gli stessi consigli minimi. Nel caso ci si ammali, meglio restare a casa e non frequentare posti affollati, per evitare di essere in prima persona dispensatori dell’infezione virale. Non portare bimbi e anziani in locali piccoli e pieni di gente. Lavarsi spesso, e bene, le mani.  Non condividere oggetti personali con amici o familiari che mostrano i primi sintomi dell’influenza. Utilizzare  preferibilmente fazzoletti usa e getta, da buttare via subito dopo l’uso. Coprirsi naso e bocca quando si tossisce o si starnutisce. Proteggersi con una sciarpa. Indossare una mascherina,  vincendo ritrosia e vergogna, se si deve andare in un ambulatorio medico o in un ospedale.

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