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Islam: la riscossa delle donne

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Dopo anni di lotte, in Kuwait hanno   conquistato il diritto al voto. E ora tocca all'Arabia Saudita. Perché anchein quei Paesi qualcosa sta cambiando

Dopo anni di lotte, in Kuwait hanno   conquistato il diritto al voto. E ora tocca all'Arabia Saudita. Perché anchein quei Paesi qualcosa sta cambiando

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E così anche le donne del nababbo emirato del Kuwait hanno "rubato" il diritto al voto. Dopo anni di furia tra fondamentalisti e modernisti, il Parlamento solo maschio di Kuwait City ha approvato la legge del voto femminile con 35 votanti a favore, 23 contro e un'astensione. Se è per questo, la Costituzione kuwaitiana prevedeva già la perfetta uguaglianza dei sessi. Però nel '62, proprio l'anno precedente le prime elezioni legislative del Paese arabo, si approvava, guarda caso, un emendamento che vedeva gli uomini come unici padroni dei diritti politici.

Ma oggi le  kuwaitiane prendono la loro rivincita. «Siamo scese in piazza in centinaia, velate fino agli occhi o con i capelli al vento. Urlavamo giustizia, libertà ma soprattutto uguaglianza. Ce l'abbiamo fatta. Adesso aspettiamo il miracolo per tutte le arabe» dice Faisé, una donna che si è battuta a lungo per l'emancipazione. E allude chiaramente all'Arabia Saudita, Paese dirimpettaio, dove le donne, che hanno fatto grandi progressi, sono arrivate fino all'orlo delle elezioni per sentirsi dire: "Peccato, non siamo pronti né organizzati per il voto femminile. Sarà per il prossimo giro".

La verità è che in Arabia Saudita, dove, proprio come in Kuwait, il processo di modernizzazione è ormai fisiologico e irreversibile, il governo deve tener testa ai conservatori, che rischiano di fermare aperture e riforme troppo audaci. «Lasciateci tempo e tempi» ha detto alle donne il principe reggente, Abdallah. Nonostante lo schiaffo elettorale, l'Arabia Saudita già dà alle sue donne libertà, opportunità e rispetto. Il 23 novembre scorso Hanadi Hindi a 28 anni è stata assunta come prima donna pilota d'aereo nella flotta del principe Al Walid Bin Talal. Ma le donne sono scienziate e imperatrici anche negli ospedali.

Al King Faisal Hospital sta nel reparto di oftalmologia il medico più famoso del regno: la dottoressa Selwa al Hazzaa, vera dea degli occhi. Un oftalmologa così celebre che Abdallah fa curare i suoi solo da lei. Ma le donne saudite, come quelle del Kuwait, spopolano anche nelle università (ormai il 63 per cento), negli affari, nel commercio. E nei negozi. Da poco possono apparire perfino in quelli di biancheria intima, dove reggiseni e slip di pizzo non saranno più venduti solo da maschi baffuti. Come voleva la tradizione. «Le donne arabe corrono, ma con le loro ali» spiega la sociologa Taranè Aliba. «Si parla solo di velo sì e velo no. Non sanno che per noi spesso il velo è un'arma che ci tiene alla pari coi maschi». Vero. La donna araba è, per paradosso, costretta per "liberarsi" a usare proprio quegli strumenti della tradizione e della cultura che la vorrebbero diversa e diminuita.

Ma funziona. Perfino nello Yemen, oggi unito dopo la guerra civile, i primi segnali di cambiamento vengono dal mondo femminile. Un paio di anni fa, quando l'avvocato Nabila Al Mafti e due sue colleghe hanno aperto il loro studio solo al femminile, non pensavano di avere successo. Oggi Nabila è una fra i più gettonati avvocati di Sanà. Vanno da lei soprattutto le donne che chiedono aiuto nelle storie di adulterio e di violenza. Nabila paga un prezzo. Forse non si sposerà mai. Ma vive libera. E come vuole.

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