I naufragi nel Canale di Sicilia: una mappa per capire cosa succede

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Maurizio Dalla Palma

È un anno drammatico per gli sbarchi. Ma non tutti i disperati partiti dall'Africa raggiungono le nostre coste. Senza che si sappia, molte imbarcazioni affondano in viaggio

Da anni non si assisteva a tanti sbarchi di migranti sulle coste italiane.

E con l'arrivo delle "carrette del mare", puntualmente avvengono naufragi nel Canale di Sicilia, tra l'Italia e l'Africa.

Ma quanti siano, e con quante vittime, è impossibile saperlo: silenziosamente, tanti gommoni stracarichi di disperati si capovolgono nelle acque.

Possiamo però cercare di capire quanto sia grave la situazione.

Guardate la mappa qui sotto, passate il cursore sull'immagine: subito vedete alcuni cerchi rossi.

Non hai specificato alcun template per il seguente blocco:



La cartina mostra il Canale di Sicilia, un incrocio del mare tra Italia, Tunisia, Libia, Malta. I cerchi rossi indicano il punto in cui, negli ultimi 12 mesi, si è rovesciata o è affondata un'imbarcazione stracarica di disperati in fuga dall'Africa. Se spostate il mouse sul punto esatto, potete leggere alcune informazioni su quel che è accaduto in quell'occasione.

Passate poi alla seconda immagine: è la foto di un'imbarcazione in arrivo dalla Libia. Se ne sono viste molte in questi mesi. Se ci puntate sopra il cursore potete leggere una serie di informazioni che danno un quadro completo dell'emergenza del 2014.



Questi sono dati nudi. Numeri. Frasi secche da cronaca. Poi ci sono le storie. Come quelle dei profughi dalla Siria e dall'Iraq lette su questo blog.

Come le storie raccontato in un libro straordinario, scritto nel 2006 e difficile da trovare: I fantasmi di Portopalo (Mondadori) del giornalista Giovanni Maria Bellu.

Racconta il naufragio nel 1996 di un'imbarcazione davanti al paese siciliano, la morte nelle onde di 300 migranti, il silenzio e l'omertà dei pescatori che trovavano nelle reti da pesca i corpi di africani affogati, il timore che la notizia, se diffusa, potesse portare alla chiusura di quel tratto di mare e al divieto di continuare l'attività.

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