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Le nostre richieste al Governo e ai Comuni

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Dal dire al fare: ecco qualche proposta concreta per combattere la violenza sulle donne a tutti i livelli

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LE NOSTRE RICHIESTE AL GOVERNO

1) Corsi di educazione sessuale e di rispetto fra i sessi nelle scuole, dalle elementari alle superiori.

2) Una legge nazionale contro la violenza alle donne, come nella maggior parte dei Paesi europei, che preveda un inasprimento delle pene e il reato di stalking.

3) Un piano nazionale pubblico di assistenza alle donne vittime di violenza. Aiuto materiale, legale (in raccordo con l'Ordine degli Avvocati) e sostegno psicologico alle donne e ai loro figli che hanno assistito e sofferto della violenza subita dalle madri. La donna dev'essere accolta in una casa protetta e sostenuta dal momento in cui abbandona il marito o il convivente fino a quando ritroverà un'autonomia, cioè un lavoro e un tetto. Se il lavoro non bastasse a mantenere lei e i figli, lo Stato darà un contributo economico, visto che difficilmente queste donne ricevono gli alimenti dagli ex.

4) Aumento dei rifugi protetti, fino a coprire tutte le province italiane, con un rapporto di un rifugio ogni diecimila abitanti.

5) Centri pubblici di prima accoglienza cui le vittime di violenza domestica e di altro tipo possano rivolgersi per chiedere aiuto. I centri dovranno essere  dotati di personale specializzato e facilmente riconoscibili dall'utenza.

6) Corsi di formazione per infermieri dei Pronto Soccorso che ricevono le donne maltrattate, in modo che sappiano riconoscere un caso di violenza da un incidente domestico, mettano in contatto la donna con un centro antiviolenza ed eventualmente segnalino il caso alla polizia. Corsi di formazione con il metodo Spousal Assault Risk Assessment (Sara), già collaudato all'estero, per poliziotti, carabinieri, assistenti sociali che accolgono le vittime di violenza, in modo che sappiano riconoscere la gravità del fatto, il rischio di recidiva e il pericolo che dal maltrattamento si passi  all'omicidio.

7) Campagne contro la violenza alle donne su giornali, in televisione e sui mezzi pubblici di trasporto, diffondendo il più possibile il numero verde (1522) collegato ai centri antiviolenza.

8) Sull'esempio della Spagna e della Gran Bretagna, istituzione di tribunali appositi per giudicare questo tipo di crimini, con un approccio specifico, competente.

9) Incentivare gruppi di terapia per uomini violenti che vogliano cambiare e gruppi di auto-aiuto sull'esempio di quelli esistenti all'estero. Assistenza psicologica specifica per i figli di donne maltrattate affinché non diventino a loro volta carnefici o vittime.

10) Braccialetto elettronico per individuare gli spostamenti dei partner violenti o dei violentatori che, come prevede anche una legge italiana del 2001, non si possono avvicinare alla casa né ai posti frequentati dalla vittima.

LE NOSTRE RICHIESTE AI COMUNI

1) Istituzione di un osservatorio metropolitano sui casi di violenza, che rilevi correttamente i vari tipi di violenza nella loro frequenza e che disegni una mappatura delle zone maggiormente a rischio.

2) Convenzione unitaria tra Comune, Provincia e Case delle donne che predisponga finanziamenti in grado di assicurare continuità e certezza del servizio.

3) Adozione di un insieme di misure, dall'illuminazione alla sorveglianza, per il potenziamento della sicurezza diurna e notturna nei parchi cittadini e in tutte le zone a rischio.

4) Installazione, in zone particolarmente a rischio, di telecamere e di segnaletica che informi che si sta per accedere o ci si trova in una zona videosorvegliata e dell'eventuale registrazione.

5) Organizzazione di corsi di autodifesa rivolti alle donne, da concordare con associazioni sportive e Asl.

6) Predisposizione nei parcheggi pubblici e privati di "parcheggi rosa", cioè aree a utilizzo esclusivo da parte delle donne in prossimità delle uscite.

- Introduzione, in accordo con le società di taxi, di "taxi rosa", messi a disposizione esclusiva delle donne negli orari serali e notturni.

- Introduzione di "vagoni rosa", cioè destinati solo alle donne, nelle metropolitane e nei treni, negli orari serali e notturni.

- Introduzione delle "fermate di cortesia" (a richiesta della donna) di taxi, tram e bus.

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