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Molestie sessuali: se il colpevole viene assolto

di Lorenza Pleuteri
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Mancanza di consapevolezza rispetto alle violenze di genere? Di certo fanno discutere le motivazioni della sentenza di assoluzione di un dirigente pubblico siciliano, processato con l'accusa di aver molestato sessualmente due impiegate e ritenuto non colpevole

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Mancanza di consapevolezza rispetto alle violenze di genere? Di certo fanno discutere le motivazioni della sentenza di assoluzione di un dirigente pubblico siciliano, processato con l'accusa di aver molestato sessualmente due impiegate e ritenuto non colpevole

Fanno discutere, dividono e indignano - soprattutto le donne - le motivazioni della sentenza di assoluzione di un dirigente pubblico siciliano, processato a Palermo con l'accusa di aver molestato sessualmente due impiegate e ritenuto non colpevole. Ad una dipendente aveva dato una pacca sul sedere. All'altra aveva messo un dito sul bottone della camicetta, all'altezza del seno, e sfiorato le parti intime.

A parere della seconda sezione del Tribunale - collegio presieduto da un uomo, con una magistrata come giudice estensore - quegli atti erano "privi di connotato sessuale", diversamente da quanto percepito dalle vittime. Non solo.Il comportamento del capo, che non è un giovanotto sprovveduto ma un 65enne, "era oggettivamente dettato da un immaturo e inopportuno atteggiamento di scherzo frammisto ad una larvata forma di prevaricazione e ad una, sia pur scorretta, modalità di impostazione dei rapporti gerarchici all'interno dell'ufficio", una sede dell'Agenzia delle Entrate. E, ancora: "Non si deve far riferimento alle parti anatomiche aggredite o al grado di intensità fisica del contatto - asserisce la sentenza - ma si deve tener conto dell'intero contesto. Nel comportamento dell'imputato non era ravvisabile alcun fine di concupiscenza o di soddisfacimento dell'impulso sessuale".

La scrittrice Michela Murgia non nasconde amarezza e sdegno. "Le motivazioni risentono di un equivoco profondo. Sostengono che non c'è reato, se non c'è intenzione sessuale. Ma non è così. La molestia sessuale è una manifestazione di potere, non di desiderio. E' il modo con cui una persona con una mansione superiore, in questo caso in un ambiente di lavoro, dimostra di considerarti a tua disposizione".  

E che dire del fatto che sia stata una donna a scrivere le argomentazioni dell'assoluzione? "Non è necessario essere maschi per essere maschilisti", osserva l'autrice di Accabadora, Ave Mary e Chirù. Secondo lei, non avrebbe invece pesato l'ambiente sociale  e culturale, da profondo Sud: "Il maschilismo  - ripete - non conosce né sesso né geografia. È trasversale".

Secondo la collega Dacia Maraini la discussa sentenza "è fuori dalla realtà e non è accettabile". I giudici, sostiene,"non si sono resi ben conto di che cosa è una molestia  per una donna. È ciò che le due vittime hanno subito". Questo caso, continua, " è particolarmente grave perché l'uomo assolto, ritenuto immaturo a dispetto dell'età e dell'esperienza, era un superiore delle impiegate". E la donna che ha steso le motivazioni? "A volte - dice Maraini -  le donne pensano di dover dimostrare di non esserlo. Il collegio giudicante ha preso  per buono il punto di vista dell'imputato e non quello delle molestate, le parti offese".

Per Rossella Mariuz, storica e combattiva avvocatessa dell'Udi di Bologna, "la sentenza ci riporta indietro di decenni e denota una mancanza di consapevolezza rispetto alle violenze di genere, in un momento storico in cui invece c'è grande attenzione su questi temi".  Il rischio, evidenzia, "è quello di scoraggiare ulteriormente le donne che subiscono reati sessuali in ufficio o in fabbrica, già assai restie a farsi avanti per vergogna, per paura di non essere credute, per il timore di ritorsioni, per il rischio di trasferimenti e conseguenze sulla carriera".

Uno studio dell'Istat certifica che almeno un milione e 300 mila donne tra i 14 e i 65 sono state molestate, violentate o ricattate sessualmente durante la vita lavorativa. Pochissime hanno scelto di fidarsi di forze di polizia e giustizia. Per stupri e tentati stupri ha sporto querela il 9 per cento delle vittime ed è stato denunciato solo lo 0,7 per cento dei ricatti a luci rosse.

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