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Ho provato il nuovo test prenatale

di Alessia Cogliati

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Alessia Cogliati
Un'opinione di

Alessia Cogliati

Giornalista da quando è maggiorenne, negli anni ha scritto di politica, astrologia, automobili,...


Come detto sono incinta. E già alla prima visita di controllo la mia ginecologa ha posto la fatidica domanda: “Quale test prenatale pensa di fare? Amniocentesi, villocentesi...”.

Per la prima gravidanza mi ero affidata al test combinato: si misura con un'ecografia la traslucenza nucale (cioè lo spessore della cute del feto a livello del collo) e si incrociano i dati con quelli del prelievo di sangue e con l'età della mamma. Questa volta, però, visto che sono un po' più grandicella (38 anni), ma non voglio sottopormi a esami invasivi, ho scelto una strada nuova e supertecnologica: il test del DNA fetale.

Trovare un centro dove farlo non è stato facile, in Italia ce ne sono ancora pochi e tutti privati, alcuni chiedono fino a 1.000 euro. Ma alla fine ci sono riuscita. Mi sono presentata al Cam di Monza, la ginecologa mi ha spiegato rischi e benefici, un infermiere ha prelevato qualche campione del mio sangue e l'ha spedito nella Silicon Valley, la mecca dell'informatica made in Usa.

Ho invidiato molto quelle provette: loro in vacanza in California, io alla mia scrivania di Segrate. Poi, la sera del mio appuntamento con il destino, ho aperto Internet e ho scoperto che tutto andava bene e che a settembre avrei appeso un bel fiocco rosa alla mia porta (sì, se lo chiedi, il test rivela anche il sesso del nascituro).

Per chi vuole affidarsi alla diagnosi prenatale la ricerca non si ferma: all'ospedale Cervello di Palermo stanno studiando una tecnica ancora più nuova, la celocentesi, che oggi sa diagnosticare la talassemia, domani potrebbe individuare le patologie cromosomiche. La speranza è che esami come questi siano sempre più accessibili. E tu hai già deciso quale test prenatale fare?

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