«Oggi perdono chi ha ucciso mio figlio Ciro Esposito»

Credits: OLYMPIA
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di

Flavio Pagano

Parla Antonella Leardi, madre del tifoso del Napoli ucciso due anni fa prima della finale di Coppa Italia: «Non sono felice per la condanna di De Santis. Lo sarei se non fosse successo niente»

«Provo gratitudine per tutti quelli che hanno lottato insieme a me e a mio figlio, che ci guarda da lassù, affinché la verità trionfasse».


Sono state queste le prime parole che mi ha detto oggi al telefono Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito, commentando la sentenza che ha condannato l'ultrà della Roma Daniele De Santis a 26 anni di reclusione con le attenuanti generiche per aver ucciso il tifoso del Napoli nel 2014.


«Ringrazio gli avvocati, il pubblico ministero e tutti quelli che ci sono stati vicini. Non posso dire che provo gioia per il fatto che De Santis sia stato condannato, la gioia la proverei se non fosse successo niente. Se quel giorno ci fosse stato un servizio d’ordine a proteggere i tifosi. Se mio figlio fosse potuto andare tranquillamente alla partita, come avrebbe dovuto essere. Se poi fosse tornato a casa. Ma sono contenta che la verità sia stata riconosciuta. Avevo piena fiducia nella Giustizia, e non mi sbagliavo».


Sarebbe stata pronta a combattere da sola contro tutti, Antonella, per avere quella Giustizia. Nulla avrebbe potuto fermarla, perché la rabbia si spegne, l’amore no. Ma una grande solidarietà ha circondato il suo incolmabile dolore. Non è stata sola. Proprio come quando suo figlio venne ferito a morte, il 3 maggio di due anni fa, prima della finale di Coppa Italia fra Napoli e Fiorentina, e lei lo vegliò per 51 interminabili notti, con l’energia, la tenacia, la forza d’animo che solo una madre può possedere.


«Al dolore di perdere un figlio, si aggiunge quello di vedere un’altra vita distrutta, quella di De Santis» ha aggiunto. E alla mia domanda: «Lo perdoni?», ha risposto dispiegando tutta la disarmante potenza della sua dolcezza: «Sì, ma non perdono i suoi atteggiamenti, perché non mi piace l’arroganza. Non ho mai provato odio per lui, ma mi dispiace molto che non si sia ancora pentito. Continuerò a portare in giro il mio piccolo messaggio di pace, per il grande amore che mio figlio provava per il calcio. Il calcio dev’essere amore, lo sport tutto deve esserlo. E io sento che lui vive in questa mia lotta. È lui che vince, se dal dolore del lutto e della morte, nasce un messaggio di gioia. Ringrazio Dio, è una battaglia che ha vinto il Signore. Molte cose non accadrebbero se avessimo l’umiltà di sentirci strumenti nelle mani di Dio, e di non abbandonarci al male. Ci dobbiamo credere fino in fondo: se sarà così, sarà sempre l’amore a trionfare».


In tanti incontri con i giovani, con le scuole, in cui l'ho affiancata, Antonella ha sempre conquistato tutti con la sua pacatezza. Spesso, ho visto quei ragazzi piangere mentre lei raccontava i segreti del suo dolore.
Ma non ho mai visto piangere lei. Lei continua a sorridere: e in quel sorriso Ciro vive ancora.

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