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Omicidio di Ancona: i genitori devono dire di no

di Lorenza Pleuteri
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La tragedia di Ancona -  dove un ragazzo di 18 anni ha sparato ai genitori della fidanzata sedicenne, uccidendo la madre di lei e riducendo il padre in coma irreversibile  - indigna, spaventa, preoccupa. Ma è un caso estremo. I genitori non devono mai rinunciare a dire dei "no" ai figli

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La tragedia di Ancona -  dove un ragazzo di 18 anni ha sparato ai genitori della fidanzata sedicenne, uccidendo la madre di lei e riducendo il padre in coma irreversibile  - indigna, spaventa, preoccupa. Ma è un caso estremo. I genitori non devono mai rinunciare a dire dei "no" ai figli

La tragedia di Ancona -  dove un ragazzo di 18 anni ha sparato ai genitori della fidanzata sedicenne, uccidendo la madre di lei e riducendo il padre in coma irreversibile  - indigna, spaventa, preoccupa. Interroga coetanei, adulti, educatori.

Mamma e papà della adolescente, è il movente che sarebbe emerso dalle confessioni, avrebbero osteggiato la relazione tra la figlia e il compagno, impedendole di frequentarlo e segregandola in casa. "Non volevo uccidere, volevo solo un chiarimento"  ha ripetuto il diciottenne. E suo padre è convinto che sia stata la ragazza, assieme a lui nel momento del delitto e nella fuga, a plagiarlo. Entrambi, Antonio e l'innamorata, sono stati fermati e accusati di concorso nell'omicidio di Roberta Pierini e del tentato omicidio del marito Fabio Giacconi.

Il papà di lui getta la colpa sulla fidanzata

Marcello Fois, giallista e sceneggiatore di fiction tv, ha un figlio di 22 anni e una figlia della stessa età della adolescente marchigiana. "Il nodo del problema - commenta - è che stiamo crescendo generazioni molto informate, ma poco formate. Per i due ragazzi è stato facile uccidere e altrettanto facile trovare una giustificazione - Erano contrari alla nostra relazione - hanno detto dei due adulti colpiti. Sono stati primitivi nell'azione e complessi nella reazione". L'attenzione dello scrittore di noir di concentra anche sui genitori e sul padre del 18enne in particolare: "Il papà del ragazzo avrebbe dovuto dire: 'Gli starò sempre vicino, perché è mio figlio, ma non giustifico in alcun modo quello che ha fatto. Invece ha scaricato la colpa sulla fidanzata. Succede anche a scuola, quando si accusano i professori invece dei figli".

I genitori non devono mettersi al livello dei figli

"Da quello che ho letto  - continua Fois - non mi pare che il genitore di lui si sia messo dalla parte delle vittime. Non ha detto una parola su di loro, non ha chiesto perdono. Sono come sparite, cancellate. Tutto lo sforzo del padre dell'omicida, fino ad ora, è stato quello di giustificare il figlio. Ma i genitori non possono e non devono essere alla stessa altezza dei figli".  E, ancora: "La madre e il padre di lei, purtroppo, non ci avevano visto male. Il 'genero' che osteggiavano era inadatto, pericoloso, da tenere lontano. Avevano drammaticamente ragione. Lui è arrivato a ucciderli".

Secondo Vincenzo Mastronardi, criminologo clinico e  psichiatra, ci sono due cose su cui battere, in attesa di saperne di più e di avere altre informazioni sulla coppia di Ancona e sulle responsabilità. "Innanzitutto non bisogna usare questa storia per fare terrorismo sociale. I genitori devono continuare a dire dei no ai figli e non debbono mai pentirsene. Questo è un caso estremo, non rientra nell'ordinario. Se per ogni no degli adulti ci fosse un delitto  - dice il professore - il genere umano sarebbe sterminato". Seconda considerazione, unita a un consiglio: " Se nei nostri figli vediamo dei comportamenti-spia, ad esempio l'assunzione di droga in modo continuativo o l'emergere di fragilità, non chiudiamo noi e loro in una torre d'avorio, barricandoci dentro. Proviamo a mediare e a non avere paura di chiedere aiuto, né a vergognarci.  Dobbiamo avere il coraggio - insiste  - di rivolgerci a esperti oppure a persone che hanno un ascendente positivo sui nostri figli".

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