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Onde gravitazionali: cosa sono e a cosa servirà la loro scoperta?

di Roberta Lancia
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Ne aveva intuito l'esistenza Einstein 100 anni fa, ci permetteranno di ascoltare l'Universo, oltre che vederlo

Le onde gravitazionali

Ne aveva intuito l'esistenza Einstein 100 anni fa, ci permetteranno di ascoltare l'Universo, oltre che vederlo

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Spiegare cosa sono le onde gravitazionali non è poi così difficile, ce lo suggerisce il nome stesso: sono increspature, onde, di quel tessuto sul quale si sviluppa la nostra realtà, lo spazio-tempo. Gli studiosi le cercavano da cento anni, anche se i primi rivelatori risalgono agli anni ’50; è infatti nel 1916 che Einstein ne deduce l’esistenza dalla sua teoria della relatività generale, con cui ci ha dato un nuovo modo per interpretare la forza di gravità e il mondo in cui viviamo.

Alle 10:51, ora italiana, del 14 settembre 2015, i fisici dell’esperimento statunitense LIGO, che si trova negli USA e lavora in tandem con l’antenna italo-francese VIRGO, hanno captato il primo segnale delle onde gravitazionali. Un miliardo e mezzo di anni fa due oggetti così densi da ingoiare anche la luce si sono fusi, generando quest’increspatura piccolissima, grande meno del diametro di un atomo, che ha deformato lo spazio, ha attraversato distanze enormi, ed è arrivata infine a noi. Il problema è proprio che le onde gravitazionali sono incredibilmente piccole, e quindi ci vogliono tecnologie davvero straordinarie per vederle.

Questa scoperta ci permette di studiare l’Universo in un modo diverso: è come se riuscissimo anche ad ascoltarlo, oltre che a vederlo.

Ma in concreto, come questa conoscenza potrà cambiare la nostra vita?

L’universo che osserviamo attraverso la luce è solo una piccola parte di quello che potremmo conoscere. La maggior parte della materia è oscura e l’unico modo per avere informazioni da questa materia è la forza gravitazionale. Quindi le onde gravitazionali sono il messaggero attraverso il quale le informazioni possono giungere a noi.

Come osserva il filosofo Paolo Musso, «Le grandi scoperte spaziali a cui abbiamo assistito nell’ultimo anno hanno un che di filosofico, ci spingono a credere che il raggiungimento di tutti i nostri obiettivi sia a portata di mano e invitano a guardare alle stelle, anche se c’è il rischio di trasformare la scienza in una sorta di magia dei giorni nostri, che rende onnipotenti e invincibili. Invece la più grande lezione delle stelle è etica: siamo fatti degli stessi elementi dell’universo. In noi ci sono milioni di miliardi di atomi figli del Big Bang. Siamo polvere di stelle, ma allo stesso tempo l’immensità è dentro di noi».

Grazie alla scoperta delle onde gravitazionali si spera di riuscire a indagare meglio cosa è accaduto nei primissimi istanti dopo il Big Bang, il grande botto col quale tutto è iniziato. Ci sono parti della storia che non siamo stati ancora del tutto in grado di ricostruire. E come sottolinea la nota astrofisica Licia Troisi: «È questo il bello della scienza: è un gigantesco enigma senza fine, un puzzle nel quale, di continuo, si formano nuovi pezzi da incastrare. Metterli al posto giusto, e capire un po’ di più questo posto meraviglioso in cui viviamo, è una delle imprese più belle e straordinarie di cui è capace l’uomo».

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