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Trump punta davvero alla guerra?

di Adriano Lovera

La bomba Moab sganciata in Afghanistan, il blitz in Siria, le minacce alla Corea del Nord. Il presidente statunitense, che ha vinto le elezioni promettendo isolazionismo, ora mostra i muscoli oltreconfine. Dove vuole arrivare davvero? Rispondono gli esperti.

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La bomba Moab sganciata in Afghanistan, il blitz in Siria, le minacce alla Corea del Nord. Il presidente statunitense, che ha vinto le elezioni promettendo isolazionismo, ora mostra i muscoli oltreconfine. Dove vuole arrivare davvero? Rispondono gli esperti.

Donald Trump sta spiazzando tutti. Prima il bombardamento della base militare di Bashar Al-Assad, in Siria, dalla quale sarebbe partito l’attacco aereo con il gas Sarin che aveva fatto oltre 80 morti tra i civili qualche giorno prima. Poi l’invio di una portaerei nei mari asiatici, pronta a “punire” il leader nordoreano Kim Jong-Un per i suoi continui test nucleari. E subito dopo torna sotto i riflettori l’Afghanistan, dove gli Usa hanno ancora 8.400 soldati, con la decisione di sganciare “Moab”, la più potente bomba militare non nucleare, su tunnel utilizzati da Isis e Al-Qaeda. Mosse che ribaltano l’immagine di un’America isolazionista, evocata da Trump in campagna elettorale, per farla tornare superpotenza mondiale. Che cosa ha in mente il neopresidente, che giovedi 20 aprile incontra Paolo Gentiloni? Dobbiamo aspettarci altri blitz?

Punta a recuperare il consenso degli americani.

«L’ex tycoon ha scarsa popolarità tra le gente e si trova con un partito repubblicano diviso e poco controllabile, che non gli ha neppure permesso di cancellare la riforma sanitaria di Barack Obama» spiega Mario Del Pero, professore di Storia internazionale presso l’Istituto di studi politici Sciences Po di Parigi. «Così, per ricompattare le fila e rifarsi un’immagine, gioca la carta di un’America forte, baluardo dei diritti umani nel mondo».

Fa la voce grossa con le altre superpotenze.

Questa iperattività serve a lanciare un altro messaggio. «A Russia e Cina, che sono i padrini politici di Siria e Corea del Nord, Trump dice: “Nessuno può metterci in un angolo”» sostiene Paolo Magri, direttore dell’Ispi, Istituto di studi di politica internazionale di Milano. E Washington vuole anche accelerare nella “pulizia” dell’Afghanistan dai talebani, rimasta incompiuta dal 2001, e allo stesso tempo mostrare a Kim Jong-Un che può distruggere anche le postazioni più segrete.

Deciderà da solo.

Una vera guerra con Pyongyang sembra comunque improbabile. «La Cina riuscirà a mediare e neppure Kim Jong-Un vuole suicidarsi, sfidando gli Usa o il Giappone» dice Del Pero. Sul Medio Oriente, punta a non restare fuori dai giochi ora che la Russia è protagonista. «Il dato che emerge» conclude Magri «è che per i prossimi 4 anni gli Usa sembrano destinati a muoversi con decisioni funzionali ai propri interessi, più che ispirate agli equilibri diplomatici internazionali».

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