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Uccide il ladro in casa: omicidio o legittima difesa?

di Oscar Puntel
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Un pensionato di Vaprio D'Adda (Milano) ha sparato e ucciso un ladro nel suo appartamento. Ora è indagato per omicidio volontario. Ci siamo chiesti quanto sia diffuso il possesso di armi in Italia. E se il nostro desiderio di autodifesa sia cresciuto

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Un pensionato di Vaprio D'Adda (Milano) ha sparato e ucciso un ladro nel suo appartamento. Ora è indagato per omicidio volontario. Ci siamo chiesti quanto sia diffuso il possesso di armi in Italia. E se il nostro desiderio di autodifesa sia cresciuto

Un tentativo di furto in un appartamento nel Milanese finisce con l'uccisione del ladro. È successo a Vaprio d'Adda, nella notte fra il 19 e il 20 ottobre. A reagire è stato un pensionato di 65 anni, con un'arma legalmente posseduta. Come ha raccontato lui stesso, da agosto aveva già avuto altre visite indesiderate in casa. L'uomo, inizialmente accusato di eccesso colposo in legittima difesa, è ora indagato per omicidio volontario. Il ladro rimasto ucciso era disarmato.

Il dibattito
È solo l'ultimo fatto che ci restituisce la cronaca. E che riapre il dibattito, in Italia su fino a che punto si possa parlare di legittima difesa, cioè se sia corretto difendersi da soli e con armi, di fronte ad aggressioni, rapine e ai tentativi di furti. Un dibattito che coinvolge anche il mondo politico.

La regione Lombardia difende il pensionato
Il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, via twitter, ha subito fatto sapere che la sua Regione "si accollerà le spese di difesa del pensionato che, per legittima difesa, ha sparato al ladro entrato in casa sua". E anche l'avvocato Giulia Bongiorno ha scritto sullo stesso social: "La legittima difesa va cambiata! Ma in materia di giustizia vedo idee scarse e confuse!!!". E poi ha specificato: "Va ampliata". Il diritto alla legittima difesa è un tema che infiamma soprattutto il centrodestra.

Porto d'armi: un boom crescente
È difficile rilevare quante siano le armi che circolano in Italia. L'ultimo dato attendibile è stato elaborato dall'Eurispes nel 2008: indica che sono 10 milioni le armi legali presenti nel nostro paese, con almeno 4 milioni di famiglie che risulterebbero "armate", cioè in possesso di almeno una pistola.

Poi ci sono i dati più aggiornati che arrivano dal Ministero dell'Interno, che è l'autorità che rilascia le licenze. Ne esistono di tre tipi: per uso caccia, per uso sportivo e per difesa personale. Solo in quest'ultimo caso una persona può girare liberamente per strada con un'arma in tasca. Le Prefettura fa una valutazione molto attenta e la concede solo in casi molto particolari, per esempio se c'è una necessità giustificata di difesa, come nel caso di avvocati, commercianti di preziosi, ex militari.

Oggi, a possedere questa speciale autorizzazione, sono poco più di 20mila persone. I dati del Viminale, poi, ci dicono che negli ultimi 5 anni, il numero complessivo dei cittadini con porto d'armi è rimasto invariato. Ma è cresciuto il numero delle licenze ad uso sportivo (necessarie per esempio per il tiro a volo o il tiro a segno), che sono raddoppiate tra il 2007 al 2014, passando da 187.000 a 397.384. È anche dietro questo "boom" che si nasconde il desiderio di autodifesa degli italiani.

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