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Varicella: perché bisogna vaccinarsi?

di Oscar Puntel

È considerata fra le malattie contagiose dell’infanzia. Nella forma neonatale, la varicella può essere mortale. Vaccinarsi prima della gravidanza vuol dire proteggere il proprio bambino

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È considerata fra le malattie contagiose dell’infanzia. Nella forma neonatale, la varicella può essere mortale. Vaccinarsi prima della gravidanza vuol dire proteggere il proprio bambino

La varicella è una malattia infettiva pericolosa e altamente contagiosa: se contratta da bambini, specie nei primi giorni di vita, si manifesta in forma grave, accompagnata da sepsi o polmonite mortale. Negli adulti può portare a danni cerebrali.

La varicella è provocata dal virus Varicella zoster (Vzv), della famiglia degli Herpes virus. Insieme a rosolia, morbillo, pertosse e parotite, la varicella è considerata fra le malattie contagiose dell’infanzia. Nella maggioranza dei casi colpisce i bambini tra i 5 e i 10 anni.

Nel nostro sentire comune, la varicella è una delle malattie esantematiche che sembra non destare molta preoccupazione, quasi che contrarla “irrobustisca” in qualche modo il sistema immunitario del bambino. Tutto falso. «Il fatto che non abbia avuto conseguenze sul nostro corpo, quando l’abbiamo sviluppata da bambini, non significa che vada presa sottogamba. Abbiamo avuto solo fortuna», ci spiega Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e autore di “Il vaccino non è un’opinione” (Mondadori). Anzi: «Questa malattia infettiva può essere pericolosa perché può portare a cerebellite, una infiammazione cerebrale grave, specie se presa da adulti. Se contratta in età neonatale, può avere conseguenze catastrofiche per il bambino. L’unico sistema per proteggersi rimane il vaccino» aggiunge lo specialista.

I falsi miti sulla varicella

Ci sono tanti “miti” su questo virus. Si dice per esempio che se ci si contagia da piccoli, siccome il virus è lo stesso dell’herpes, sviluppiamo anticorpi che poi ci proteggono da quest’ultima patologia, per sempre. E appunto non manifesteremo mai più l’herpes. «Tutto falso» dice Burioni, non c’è alcun collegamento a parte la stessa famiglia virale, ma l’uno non esclude l’altro».

Cosa può succedere al bambino

«Bisogna che stiano attente soprattutto le donne. Se, per esempio, una futura mamma è arrivata alla gravidanza senza aver mai avuto la varicella e senza essere mai stata vaccinata, la prima conseguenza è che non potrà trasferire al bambino gli anticorpi contro la varicella. Quindi il figlio, fin dal primo giorno di vita, non avrà alcuna protezione e sarà esposto al rischio di contagio. Come per tutte le altre malattie (morbillo, parotite, rosolia), la varicella neonatale si sviluppa solo se la madre non l’ha contratta precedentemente. Vaccinarsi prima di arrivare alla “dolce attesa” (o aver contratto questa malattia prima) vuol dire proteggere passivamente il neonato: egli riceverà passivamente gli anticorpi dalla mamma, tramite la placenta. E sarà coperto per un breve periodo, una volta venuto al mondo» dice Burioni.

Se invece il virus è contratto nel primo trimestre di gravidanza dalla madre (che quindi non si era vaccinata), si possono verificare malformazioni congenite, specialmente agli arti. Se la varicella viene contratta dalla madre 5 giorni prima o 5 giorni dopo il parto, il neonato potrebbe sviluppare la varicella neonatale, in una forma talmente grave, che può condurre a morte.

Dolce attesa, ma sicura

L’unica arma di protezione rimane il vaccino. «Visto l’impatto di questa patologia nelle madri, si capisce anche perché è importante vaccinarsi e perché, prima di considerare una gravidanza, è meglio valutare se si è immuni contro i più importanti patogeni e, nel caso, se è necessario sottoporsi alla vaccinazione o fare un richiamo prima di arrivare alla dolce attesa. Mentre si aspetta un bambino, alcuni vaccini sono controindicati. Ribadisco: per difendere il bambino bisogna avere gli anticorpi, e gli anticorpi si hanno solo se si è contratta la malattia o se si è stati correttamente vaccinati» chiarisce Burioni.

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