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Vatileaks: 5 domande per capire il nuovo scandalo del Vaticano

di Francesco Magnani
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In attesa dell'udienza del 7 dicembre in cui  Francesca Immacolata Chaouqui potrà difendersi dall'accusa di aver divulgato documenti riservati, cerchiamo di capire meglio il nuovo scandalo che ha colpito il Vaticano, con l'aiuto di un esperto

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In attesa dell'udienza del 7 dicembre in cui  Francesca Immacolata Chaouqui potrà difendersi dall'accusa di aver divulgato documenti riservati, cerchiamo di capire meglio il nuovo scandalo che ha colpito il Vaticano, con l'aiuto di un esperto

Alti prelati che vivono nello sfarzo. Appartamenti di lusso che, come nel caso del superattico del cardinal Tarcisio Bertone, sono stati ristrutturati anche con le donazioni in favore dei bambini malati. Non è certo la “Chiesa povera per i poveri” voluta da papa Francesco quella che emerge dal nuovo Vatileaks. Uno scandalo che ancora una volta investe la finanza ecclesiastica e non solo. Si aspettano rivelazioni importanti al processo che si terrà il 7 dicembre (alla vigilia peraltro dell’apertura della Porta Santa), giorno dell'udienza in cui il Tribunale vaticano valuterà l'accusa contro Francesca Immacolata Chaouqui, che avrebbe divulgato documenti riservati.

Cerchiamo di fare chiarezza con l’aiuto di Umberto Mazzone, docente di Storia del Cristianesimo all’università di Bologna.

Da dove nasce lo scandalo? «Dalla diffusione di documenti riservati della Cosea, la commissione per il rinnovamento delle finanze vaticane istituita da Bergoglio. Non è un trafugamento di documenti privati del Papa, come nel caso del primo Vatileaks del 2012 che ha visto protagonista Paolo Gabriele, maggiordomo di Benedetto XVI. Adesso a diffondere le carte sono state persone che avevano regolare accesso agli atti della commissione».

Chi sono le talpe? «Secondo l’accusa, 2 componenti della Cosea: monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e la laica Francesca Chaouqi. Sulla nomina di quest’ultima, presentata proprio da Balda, ci sono state subito forti riserve: è una donna che proviene dal mondo delle pubbliche relazioni, rampante e spregiudicata».

Cosa ha in comune questo secondo Vatileaks con il primo, che ha sconvolto il Papato di Benedetto XVI nel 2012?

«La questione di fondo è la stessa: la chiarezza sulle procedure amministrative ed economiche della Santa Sede. Già ai tempi di Ratzinger era chiaro che quelle rivelazioni nascondevano l’insofferenza per i controlli bancari sulle istituzioni finanziarie del Vaticano. Ma allora il Papa si è trovato davanti a un muro insormontabile per le sue forze, al punto che lo scandalo ha contribuito alla sua decisione di dimettersi. Questa volta la riforma delle finanze vaticane voluta da Bergoglio è pienamente avviata. I documenti rivelati mostrano proprio le degenerazioni nella quali si è imbattuta la commissione».

Chi ne trae vantaggio? «Certamente non il Papa e coloro che sostengono la sua visione di una Chiesa lontana da lusso e potere. Ne beneficiano quanti sperano che, dopo questo polverone, il cambiamento avviato da Bergoglio si appanni. Chi vuole che nulla cambi non teme gli scandali, che colpiscono la credibilità della Chiesa e la sua capacità di riformarsi».

Papa Francesco potrebbe indebolirsi? «È sospetto il ripetersi, a breve distanza, di episodi volti a colpire questo Papa: dalla notizia della sua malattia al nuovo Vatileaks. La linea di riforma di Bergoglio è chiara: vuole una gerarchia “povera”, perciò ha anche imposto una rigida spending review. E la sua reazione allo scandalo è stata energica. Ma Francesco ha bisogno di tempo per consolidare la sua azione. Questo è il vero punto debole su cui gli avversari possono cercare di agire».

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