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Prima del matrimonio, i punti da chiarire con il partner

di Cristina Sarto
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In Parlamento è arrivata una proposta di legge per applicare gli accordi prematrimoniali anche da noi. Perché discutere le scelte importanti evita gli equivoci e le tensioni future

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In Parlamento è arrivata una proposta di legge per applicare gli accordi prematrimoniali anche da noi. Perché discutere le scelte importanti evita gli equivoci e le tensioni future

In America, gli accordi che le celebrities firmano prima di infilarsi la fede al dito si chiamano “prenup” (da prenuptial agreement). E, a dimostrazione del fatto che non sono solo una bizzarria di coppie ricche e famose, in Parlamento è arrivata una proposta di legge che punta a regolarizzare questi contratti anche in Italia. Nel frattempo, perché non iniziare a parlare sinceramente con il partner di questioni fondamentali per la vita a due?

«Lo spirito è proprio questo: confrontarsi su temi delicati, per esempio la gestione economica, che da noi è considerato un argomento tabù» dice Lidia Porri, psicologa e mediatrice famigliare. «Trovare dei punti di incontro quando ancora non c’è tensione, riduce al minimo i conflitti dopo il matrimonio». Oltre al conto in banca, ci sono altri nodi che vale la pena sciogliere prima e che abbiamo individuato con l’esperta. Ecco quali.

Le spese: chi paga che cosa? Per cominciare, bisogna sfatare il mito che in un matrimonio sia necessario dividere tutto, a partire dai soldi che si guadagnano. «Dalla firma sul conto corrente alla suddivisione delle spese, ogni coppia deve trovare un equilibrio, ispirandosi a un principio di fiducia reciproca e di equità» suggerisce l’esperta. «Nessuno deve avere la sensazione che il carico economico sulle sue spalle non gli permetta di vivere serenamente il rapporto personale che ha con il denaro. Per esempio, se uno tende a risparmiare, deve essere messo nelle condizioni di poterlo fare. Così come è giusto lasciare un po’ di libertà a chi invece ama concedersi qualche spesa in più».

I figli: sì, no e cosa fare se non arrivano? Su questo fronte, una discussione a priori è sicuramente più difficile. «Spesso si capisce veramente ciò che si desidera quando è l’altro a sollevare l’argomento, perché sente che è arrivato il momento di prendere una decisione» dice Lidia Porri. «Ma c’è anche chi sa bene in cuor suo di non desiderare figli o di volerli solo a patto che arrivino in modo naturale, senza ricorrere alla fecondazione assistita. In questi casi, è giusto dichiararlo apertamente. Per due motivi: non si creano al partner false, e dolorose, aspettative e, soprattutto, lo si invita a riflettere sulle rinunce a cui è chiamato in nome dell’amore».

I suoceri: quanto tenerli a distanza? Secondo una ricerca pubblicata sul giornale Family Relations, quando in una coppia lei vive a stretto contatto con i suoceri, il rischio di una rottura sale del 20 per cento. «Non significa che le famiglie d’origine vadano tagliate fuori, ma di sicuro è meglio regolare prima i rapporti» afferma Lidia Porri. «Quando ci si sposa, alcuni genitori si sentono autorizzati a intromettersi nella vita della coppia, a maggior ragione se, per esempio, hanno contribuito all’acquisto della casa. Allora serve un accordo a priori tra marito e moglie per stabilire fino a che punto i famigliari si possono spingere. E per non permettergli mai di oltrepassare il limite, nemmeno in assenza del partner».

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