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Ha il tumore, non può adottare

di Fabio Brinchi Giusti

Un'aspirante mamma, ammalata di tumore, non può adottare. Accade a Torino, dove il tribunale dei minori ha negato questa possibilità a una donna di 42 anni. Una sentenza che fa discutere.

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Un'aspirante mamma, ammalata di tumore, non può adottare. Accade a Torino, dove il tribunale dei minori ha negato questa possibilità a una donna di 42 anni. Una sentenza che fa discutere.

Bianca non può avere bambini naturalmente. Col marito Sergio, come tante altre coppie, hanno perciò deciso di intraprendere la strada dell’adozione. Un iter lungo, complesso, difficile perché lo Stato vuole essere sicuro di affidare i bambini alle coppie più adatte. Così si prevedono corsi organizzati dal Tribunale, consulenze, controlli, incontri con psicologi e assistenti sociali. Bianca e Sergio hanno superato tutte le prove, finché non è arrivata la sentenza del giudice: non possono adottare perché Bianca è ammalata di tumore.

La lotta contro il tumore

Bianca lotta contro il cancro al seno da quando ha 29 anni. Per due volte sembrava che la malattia fosse stata sconfitta. Ma poco tempo è ricomparsa. L’ultima volta, pochi mesi fa, una terza ricaduta che ha costretto Bianca a ricominciare le cure e che ha spinto il giudice a negare l’idoneità all’adozione. Al dolore, poi, si è aggiunta un’altra beffa burocratica perché, nel frattempo, l’Inps le ha revocato il diritto di usufruire dei permessi della legge 104 che consentono alle persone invalide di conciliare lavoro e terapie. In pratica, non è "abbastanza ammalata" da poter godere di questi benefici di legge.

L'adozione per i malati

Chi ha avuto il cancro può adottare? “L’adozione è una scelta perseguibile anche per la donna che ha avuto un tumore” –spiega la Fondazione Cesare Serono che difende i diritti dei malati oncologici– “E benché ogni caso debba essere valutato singolarmente, in generale non vi sono impedimenti legittimi o etici, e anche in Italia vi sono donne, ma anche uomini, diventati genitori adottivi dopo una storia di cancro. Intendendo la salute come ‘lo stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non la semplice assenza di malattia’, una malattia non pregiudica la possibilità che anche una persona malata sia ritenuta idonea per l’adozione; l’importante è che la malattia non comporti un rischio per la sopravvivenza della madre (con i limiti per questo tipo di previsione), e quindi per la sua possibilità di crescere e accudire il bambino.”

La prima adozione nel 2011

Nel 2011, per la prima volta in Italia, una donna guarita dal cancro è riuscita a ottenere l’adozione di un bambino. Vittoria, questo il nome della signora, aveva dovuto interrompere una gravidanza proprio a causa del tumore. Persa così la possibilità di avere figli in modo naturale, col marito Riccardo ha iniziato l’iter per l’adozione. “È stata durissima” –hanno raccontato al Corriere della Sera– “umiliazioni, discriminazioni. Nei confronti di chi è stato malato di tumore resta ancora purtroppo, da parte di molti, un pregiudizio di fondo. Ma ottenuto l'adozione e una bella rivincita: un ottimo assistente sociale e una psicologa davvero eccezionale, nella loro valutazione, ci hanno dato “la lode”. Hanno spiegato che il nostro percorso così accidentato ci ha portati ad affrontare la sofferenza con equilibrio e che abbiamo sviluppato una sensibilità e un entusiasmo verso la vita che chi è in buona salute non possiede, perché li dà per scontati.”

E al bambino chi pensa?

Invita a guardare all'interesse del bambino Frida Tonizzo, dirigente nazionale dell'Anfaa (Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie): "Vorrei fosse chiaro che noi rispettiamo e non giudichiamo questa situazione, ma l'adozione deve avvenire nell'interesse di un bambino che, non dimentichiamolo mai, viene da situazioni difficili. E allora, fra tante famiglie disponibili (in Italia le famiglie pronte ad adottare sono dieci volte più numerose dei bambini in adozione), perché il tribunale dovrebbe scegliere una coppia con un genitore malato di tumore? Certo, siamo tutti nelle mani del destino, ma perché correre il rischio di causare al bambino una nuova sofferenza? Ci sono poi state situazioni in cui si è deciso di far adottare un bambino a famiglie che lo avevano preso in affidamento da tempo, anche se uno dei genitori era malato ma perché in quel caso si è valutata la continuità affettiva. Non serve un'eccessiva rigidità ma si dovrebbe guardare sempre a ciò che è più importante per il bambino." 


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