Tutte contro Agnese e Bebe. Perché?

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di

Oscar Puntel

Agnese Landini e Bebe Vio, ospiti di Obama alla Casa Bianca, sono state bersagliate dai commenti al vetriolo sui social. Abbiamo cercato di capirne le ragioni con gli esperti e con le lettrici. Ecco il risultato. Sorprendente 

Donne che odiano le donne. Tweet al vetriolo, post velenosi, cattiverie

Questa settimana, Agnese Landini Renzi, moglie del capo di governo, e Bebe Vio, campionessa paralimpica di scherma, sono state bersagliate di commenti negativi e critiche sui social. Entrambe sono state ospiti del presidente Obama a Washington DC, negli Stati Uniti, al seguito del premier Matteo Renzi. Nemmeno la first lady Michelle Obama è stata risparmiata. 

Ecco quello che è comparso sulla nostra pagina Facebook, a commento di due diversi articoli dedicati all’evento.

La cornice è una cena di gala, l’ultima imbandita dalla presidenza Obama e dedicata proprio all’Italia e con ospite il premier Matteo Renzi. Bebe Vio è stata anche protagonista di un selfie simpatico, rubato al presidente americano.

I commenti aggressivi si sono concentrati soprattutto verso le due donne presenti alla serata con Obama. Agnese Landini, è stata canzonata per la goffaggine negli atteggiamenti, il vestito troppo largo, il ruolo da presunta "infiltrata" o per il fatto di essersi assentata dal lavoro di insegnante. Bebe Vio è stata invece rimproverata per "eccessiva esposizione mediatica".


Eva contro Eva: ma perché?

Giovanni Boccia Artieri, docente di sociologia presso l’Università Carlo Bo di Urbino dice: «Ci sono almeno due ordini di spiegazioni. Queste donne sono vittime indirette di una figura controversa, che è quella di Matteo Renzi. Sul premier si è incentrata tutta la questione del referendum del 4 dicembre. Renzi divide. E proprio questo suo generare dibattito, in una dimensione a favore o contro, fagocita anche chi gli sta vicino. Il secondo punto è il potere. Soprattutto dal punto di vista femminile, c’è una specie di invidia perché Agnese Landini e Bebe Vio stavano là, in mezzo al potere. Forse inconsciamente alcune hanno reagito pensando: "Loro stanno là, alla Casa Bianca, sono in mezzo all’élite: ma che avranno fatto mai di speciale?"».

Diverso il punto di vista di Giovanna Cosenza, professoressa di Filosofia e Teoria dei Linguaggi all’Università di Bologna: «Non sono d’accordo. Non mi piace l'immagine di Eva contro Eva. Il problema in questo caso è che quando ci sono delle donne in situazioni pubbliche o grandi eventi, ci si concentra sempre sull’aspetto fisico. Questo accade sui media, anche in modo indiretto e involontario, perché è una specie di automatismo. Così chi le attacca si comporta esattamente come chi le difende: al centro c’è sempre l’aspetto fisico».

Anche Bebe Vio - di solito supportata e valorizzata - è a suo modo una vittima involontaria di questo meccanismo. «C’è stata una foto che ha scatenato molte critiche, quella in cui lei ha twittato un selfie dove indossa l’abito della serata. Non ha scritto: "Andrò da Obama e sono felicissima". Ma ha puntato sulla dimensione femminile e sull’abito di Dior. E invece di accattivarsi le simpatie, si è attirata gli strali di tutte le donne. Invidiose per via dell’abito» spiega ancora Giovanni Boccia Artieri.

Perché lo stesso livore non si è scatenato anche su Paolo Sorrentino e Roberto Benigni, anche loro al seguito di Renzi? Risponde ancora Giovanni Boccia Artieri: «Perché c’è stato un fenomeno di immedesimazione. Essendo il pubblico di Donna Moderna soprattutto femminile, sono state le donne a manifestare emozioni negative. Landini e Vio si trovavano a un evento esclusivo e molte avrebbero voluto essere al loro posto. Per esprimere la loro disapprovazione si sono concentrate su aspetti futili come i vestiti, le scollature, gli atteggiamenti».

Secondo Giovanna Cosenza, invece, la rabbia di coloro che hanno twittato e postato è spiegabile con «la situazione di ricchezza e sfarzo che è stata mostrata, in un momento in cui le persone non se la stanno passando bene. Se la sono presa con tutti, anche con Bebe Vio. Ma alla base c’è la percezione di uno scollamento, una distanza fra quell’evento e i problemi del Paese».

Precisiamo: non tutti i commenti sono stati negativi. Alcune hanno preso le difese dei due personaggi in questione.


«Ovviamente in una community, quando si scatenano questi attacchi, c'è un effetto a catena per cui si finisce per seguire l’onda. Le persone si aizzano le une con le altre e chi la pensa diversamente tende a tacere. Insomma, è più facile seguire la maggioranza. E non possiamo dire che quei commenti rappresentino al cento per cento il vero sentiment di chi legge e segue Donna Moderna; non ne sono uno spaccato fedele» aggiunge Giovanni Boccia Artieri. «Siccome queste chiacchiere girano molto sui social, è anche probabile che alcune avessero già annusato o letto quello che si diceva in giro, su twitter o su facebook. Non hanno fatto altro che dar seguito al temporale contro Agnese Landini e Bebe Vio, dopo averne percepito i fulmini e le saette sul web o semplicemente chiacchierando con i colleghi di lavoro».

Aggiorniamo questa storia

La pubblicazione dell'articolo che state leggendo ha aperto un altro dibattito, molto partecipato e commentato, sulla nostra pagina di facebook. Al centro, questa volta, sono state messe le motivazioni delle "cattiverie". Che cosa spingeva ad attaccare Bebe Vio e soprattutto con Agnese Landini, ospiti di Obama. Si è continuato, insomma, a ragionare sulle spiegazioni che gli esperti ci avevano fornito.

Abbiamo notato, nella maggioranza dei commenti, un deciso cambio di tono. Quasi fosse scattata una auto-consapevolezza collettiva, un ravvedimento generale che effettivamente nei primi commenti si fosse rasentato un livello che non rappresentava la community.

Che cosa è successo? Perché dalle offese della prima ora si è arrivati a un cambio di atteggiamento? Ancora Giovanna Cosenza, professoressa di Filosofia e Teoria dei Linguaggi all’Università di Bologna: «Perché c'è stato lo spazio e il tempo per ponderare. Ci sono cose che si dicono d’impulso, soprattutto davanti alla tastiera, che offre l’anonimato: non avendo di fronte la persona fisica, un volto vero che esprime emozioni, è più facile "sparare". Poi scatta una fase sucessiva: se trovi qualcuno che ti mette davanti a un'obiezione, si innesca una riflessione che, nella magior parte dei casi fa cambiare punto di vista. Quando apri il terreno al dialogo molte rispondono "ma io non sono veramente così" e ci può essere il disconoscimento di ciò che si era detto/scritto in precedenza».

«Questo passaggio verso la consapevolezza di aver esagerato con i toni è sempre un momento positivo, perché 'alza l’asticella', anche se non avviene in tutti i casi ovviamente. Ma è un buon esempio, indica una strada che è quella dell’approfondimento e della riflessione: in questo senso i media possono svolgere una funzione importante» aggiunge Cosenza. «E’ più facile, a dire il vero, che non la svolgano, ma aizzino per avere clic e visualizzazioni. E’ un caso interessante, che indica uno scenario alternativo possibile, perché con un intervento giusto, si può alimentare un dibattito, senza scadere di livello e stimolare nei lettori una sana riflessione. Soffiando sulla fiamma invece non si fa l’interesse, il bene del lettore, non si stimola l'analisi, si inducono solo altri commenti, spesso ancora più offensivi dei primi», conclude l'esperta.

Il video di Bebe Vio e Alessandro Cattelan "Dona un neurone"

Gli attacchi sui social a Bebe Vio sono continuati (non su Donna Moderna). Addirittura è stato aperta una pagina Facebook appositamente per prenderla di mira. È stata chiusa quando si è superato il limite: in un commento si istigava alla violenza sessuale contro l'atleta. Bebe ha denunciato gli haters e insieme ad Alessandro Cattelan ha dato vita a questa divertente iniziativa, diventata subito virale. 

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