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Arrivano i parchi inclusivi. Per garantire il diritto al gioco anche ai disabili

di Lucrezia Sarnari

Altalene a cestoni, pannelli sensoriali, gru che sollevano la ghiaia: sono alcuni dei giochi che si trovano negli appena 30 parchi inclusivi italiani. Nati per permettere di giocare come tutti gli altri anche ai bambini in carrozzina o ipovedenti. Vediamo di che si tratta

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Altalene a cestoni, pannelli sensoriali, gru che sollevano la ghiaia: sono alcuni dei giochi che si trovano negli appena 30 parchi inclusivi italiani. Nati per permettere di giocare come tutti gli altri anche ai bambini in carrozzina o ipovedenti. Vediamo di che si tratta

Giocare è un diritto di tutti i bambini, sancito dalla Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell’adolescenza dell'ONU. Perché, allora, gran parte dei parchi giochi in Italia non sono accessibili ai bimbi con disabilità? Nel nostro Paese ci sono solo una trentina di parchi inclusivi e 179 altalene inclusive, ovvero accessibili con la sedia a rotelle, dislocate in oltre 8200 comuni italiani. L’ultima è stata inaugurata qualche giorno fa al Parco dei Tigli di San Mariano, in provincia di Perugia, grazie all’impegno di Sara, mamma di Azzurra, una bambina di 4 anni affetta da una malattia rara e con forti disabilità motorie. «Una bambina con molti problemi – racconta la mamma - ma che ama stare in compagnia delle sue sorelle e, in generale, degli altri bambini e che trae da questa vicinanza molta serenità».

L’altalena, con il suo pavimento antitrauma e il Pannello Gioco sonoro, sono costati oltre 4mila euro, raccolti dal Comune e dalle associazioni locali attraverso donazioni e iniziative. E ci si augura che sia il primo passo verso un vero e proprio parco inclusivo.

Che cos’è un parco inclusivo? Un parco dove tutti i bambini, anche quelli con disabilità, possono esercitare il loro diritto al gioco. Sono parchi privi di barriere architettoniche, dove sono installati giochi il più possibile accessibili e fruibili da parte di bambini che, ad esempio, usano la carrozzina, sono ipovedenti, hanno una disabilità motoria lieve, ma anche  bambini normodotati. Parchi in cui ci sono strutture gioco con rampe al posto delle scale, tunnel giganti il cui accesso è possibile anche alle carrozzine, giostre girevoli che possono essere utilizzate da tutti.

In Italia questi parchi sono circa una trentina, da Nord a Sud, mentre le altalene sono molte di più.

L’altalena per carrozzine è davvero inclusiva? In realtà no: è un gioco riservato ai soli utenti che utilizzano la carrozzina, anzi può diventare molto pericoloso se utilizzata da bambini che stazionano in piedi sulla pedana. «La cosa davvero importante – continua Sara – è che l’altalena non diventi oggetto di discordia, è importante che venga percepita come un gioco che non vuole escludere nessun bambino. Queste strutture vengono create per stimolare l’integrazione e sarebbe spiacevole verificare l’effetto opposto».

Le altalene inclusive, infatti, da sole non sono sono sufficienti a garantire il diritto al gioco dei bambini disabili. Andrebbero installate in un contesto più ampio dove sono presenti altri giochi e alcuni dei quali accessibili e fruibili da parte di tutti.

Quali sono i giochi che non escludono davvero nessuno? L'altalena a cestone, per esempio, i giochi a molla con schienale e protezioni laterali, i pannelli ludici (tattili e sensoriali), una piccola gru che muove o solleva ghiaia o altro materiale. Questi giochi possono essere utilizzati da tutti i bambini. L’importante è che un parco del genere venga progettato fin dall’inizio per prevedere l’inclusione appunto e non l’esclusione di nessuno. I bambini sono tutti uguali e hanno diritto a giocare insieme, nello stesso luogo e nei limiti del possibile con le medesime strutture.

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