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Assunta incinta di 9 mesi: una buona notizia?

di Michela Murgia

Con il pancione di 9 mesi ha firmato un contratto a tempo indeterminato. Il caso di Martina, 36 anni, è una bella favola che dà speranza. Ma nella realtà per le donne il lavoro è una lotteria

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Con il pancione di 9 mesi ha firmato un contratto a tempo indeterminato. Il caso di Martina, 36 anni, è una bella favola che dà speranza. Ma nella realtà per le donne il lavoro è una lotteria

Michela Murgia
Un'opinione di

Michela Murgia

Nata in Sardegna, con il romanzo Accabadora (Einaudi, 2009), tradotto in più di 20 lingue, ha vinto...

Sospetto di essere stata l'unica a non emozionarmi per la storia di Martina assunta al nono mese di gravidanza da una lungimirante azienda veneziana per premiare il suo merito professionale.

Al di là della sua legittima gioia, resta infatti un'evidenza: una donna meritevole che ottiene un lavoro a prescindere dalle sue condizioni personali è una notizia solo in un paese dove i diritti sono ordinariamente negati o calpestati. Allora il gesto normale di un imprenditore civile diventa eroismo e la professionalità premiata sembra a tutti un evento miracoloso.

Le pagine dei giornali dedicate all'assunzione di Martina sono confortanti, nutrono l'idea che comunque non sia tutto perduto e danno l'impressione che in nome dell'eccezione felice la dura regola sia più flessibile di quanto in realtà non sembri. Vorremmo tutti che fosse così, invece la notizia dell'assunzione di Martina è come quella delle vincite alla lotteria, che sono funzionali alle perdite: perché tutti continuino a giocare sperando di vincere occorre che di quando in quando qualcuno vinca davvero, alimentando l'illusione delle centinaia di migliaia di persone che invece non vinceranno mai. Applicato al mondo del lavoro questo principio genera uno scambio dei fattori logici: le donne nel loro insieme non possono essere lavoratrici e madri grazie al sistema, ma ogni tanto arriverà un imprenditore che ne assumerà una nonostante il sistema.

Poi un politico chiamerà per ringraziarlo, dimostrando di non aver ben chiara la differenza che passa tra il concetto di eccellenza e quello di eccezione.

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