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Banche, quanto possiamo fidarci dopo il salvataggio di Stato?

di Oscar Puntel
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Un pensionato di Civitavecchia si è suicidato dopo avere perso i propri risparmi a causa del “salvabanche”, il provvedimento di salvataggio delle banche in difficoltà che ha di fatto azzerato i crediti degli obbligazionisti. L’uomo avrebbe lasciato una lettera in cui spiegava di aver perso oltre 100 mila euro investiti in obbligazioni subordinate emesse da Banca Etruria. Ma come funziona...leggi di più

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Un pensionato di Civitavecchia si è suicidato dopo avere perso i propri risparmi a causa del “salvabanche”, il provvedimento di salvataggio delle banche in difficoltà che ha di fatto azzerato i crediti degli obbligazionisti. L’uomo avrebbe lasciato una lettera in cui spiegava di aver perso oltre 100 mila euro investiti in obbligazioni subordinate emesse da Banca Etruria. Ma come funziona...leggi di più

Come funziona il provvedimento “salvabanche”

Le banche coinvolte in questa operazione sono quattro: Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca delle Marche e Cassa di Risparmio di Chieti. Sono state salvate con un decreto del Governo, perché erano in dissesto finanziario. È stato messo in atto un meccanismo complicato, in virtù del quale i quattro Istituti sono stati rilanciati, grazie a un fondo da 3,6 miliardi di euro, finanziato in parte dal sistema nazionale bancario (quindi anche dalla vostra banca) e in parte dai piccoli azionisti e di chi deteneva le obbligazioni di quei quattro istituti. Risultato: gli amministratori delle banche hanno gestito male, ma a pagare sono stati i risparmiatori, chi aveva investito i soldi di una vita. E che ora si è trovato con il portafoglio vuoto.

La complicità tra manager e imprenditori “amici”

Ci sono altre banche che hanno inchieste giudiziarie in corso: Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Cassa di Risparmio di Genova, Cassa di risparmio di Teramo oltre a Banca Marche e Cassa di Ferrara. Alla base c'è sempre un dissesto finanziario ma, in tutte queste, il trucchetto è stato il medesimo: manager interni potentissimi e imprenditori esterni “amici”. I primi conferivano ai secondi prestiti facili, i secondi riusavano parte di questi soldi per comprare le azioni della stessa banca. La magistratura sta indagando, ma intanto tutti questi casi ci mostrano come sulla pelle dei risparmiatori si siano consumate le allegre gestioni di banchieri locali.

Ci chiediamo quindi: quanto possiamo fidarci delle nostre banche?

No a obbligazioni o azioni, limite a 100mila euro

C'è poco da fare: se una banca fallisce, a rimetterci sono sempre quelli che hanno obbligazioni o azioni dell'Istituto. “Per questo bisogna prestare massima attenzione a cosa facciamo dei nostri risparmi, quando entriamo in banca. Per esempio è opportuno, se non si è troppo esperti con la finanza, non comprare obbligazioni e azioni. Poi: mai tenere più di 100mila euro sul conto corrente. Infine: sperare che gli amministratori non siano degli imbroglioni”. Sono i consigli di Carlo Rienzi, presidente del Codacons.

Chiedere sempre un terzo parere

Ci può capitare di essere contattati dalle banche stesse, per aderire a qualche piano di investimento. “Magari, come è successo nel caso delle quattro banche appena salvate, ci ritroviamo alla fine con un pugno di mosche in mano” ricorda Rienzi. “Per questo è importante sì ascoltare le loro proposte, ma è altrettanto utile verificarle con una persona terza, imparziale, come può essere un’associazione dei consumatori, oppure un esperto di investimenti bancari”. C'è anche da ricordare che i bancari che ci vendono titoli, hanno tutto l'interesse a farlo. “Spesso questi impiegati prendono delle percentuali sui titoli venduti. Più ne vendono a noi, più incassano loro. Peccato che i loro siano soldi sicuri e i nostri no” dice Rienzi.

Prima di firmare, farsi spiegare

“Esistono delle direttive che obbligano i funzionari di banca a informare i risparmiatori con semplicità e chiarezza, in modo che anche i meno esperti possano capire. Sappiamo che di solito questo non viene fatto: ti presentano dieci fogli tutti scritti in piccolo e ti chiedono di firmare” aggiunge Rienzi. “Su questo punto stiamo procedendo legalmente anche verso le quattro banche salvate, perché ci siamo resi conto che i risparmiatori non erano stati debitamente informati sul rischio dell'investimento. Quelli che sono stati fregati in questo modo possono fare causa a chi ha venduto loro quelle obbligazioni, proprio perché c'è stata questa carenza” dice il presidente del Codacons. L'associazione sta vagliando i documenti portati da 2mila risparmiatori per un'azione risarcitoria

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