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Banda larga: l’Italia è divisa in due, tra chi ha Internet veloce e chi no

di Maurizio Dalla Palma
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Nord e Sud questa volta non c’entrano. A ostacolare lo sviluppo della nostra  economia è un altro divario: tra chi ha Internet veloce e chi no. Da cosa è  causato? E perché eliminarlo ci migliorerebbe la vita? Gli esperti lo spiegano  qui

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Nord e Sud questa volta non c’entrano. A ostacolare lo sviluppo della nostra  economia è un altro divario: tra chi ha Internet veloce e chi no. Da cosa è  causato? E perché eliminarlo ci migliorerebbe la vita? Gli esperti lo spiegano  qui

In spiaggia vorresti postare una foto su Facebook, però Internet non va. E il  computer spesso non fa il suo dovere neppure a casa. Non è colpa tua, ma della  banda larga che non è arrivata. O funziona a singhiozzo. Il ritardo nelle  “autostrade” digitali spacca in due il Paese. Non tanto Nord e Sud: ci sono  differenze tra grandi centri e paesini, e all’interno della stessa città perfino  tra quartiere e quartiere. Così, per colpa del cosiddetto “digital divide”, 5  milioni di italiani non accedono al web. E regioni come Sardegna e Campania non  hanno reti di ultima generazione. Qui cerchiamo di capire perché.

Cos’è la banda larga?
«È il collegamento che permette di navigare in Internet  velocemente. Ci sono connessioni fisse, con cavi in fibra ottica che arrivano  fino alle abitazioni, e reti wireless, cioè senza fili, per chiamare e usare il  web in qualsiasi posto, dal metrò al rifugio in montagna» spiega Alfonso  Fuggetta, professore di Informatica al Politecnico di Milano e amministratore  delegato della società di ricerca Cefriel.

Dove arriva la banda larga e dove no?
«Al momento solo alcune aree metropolitane, come Milano,  sono raggiunte dalla fibra ottica, che garantisce il massimo dell’efficienza.  Tutti gli altri italiani si devono accontentare della versione “base” della  banda larga, che ha una velocità da 2 mega in su» dice Fuggetta. Ma le  differenze non finiscono qui. Mentre volano veloci Lombardia, Puglia e Lazio,  dove quasi tutti gli abitanti hanno la banda larga, in Basilicata il 9% della  popolazione non ce l’ha. La percentuale sale al 10 in Calabria e al 17 in  Molise. E sono in parte scoperti Piemonte, Veneto e Toscana, specie nelle zone  di montagna. Non c’è da stupirsi se molti imprenditori si sentono danneggiati e  se gli utenti si lamentano. Ecco perché il governo ha promesso la copertura  completa del territorio entro il 2015.

Qual è la causa di tante differenze?
«Le aziende di telecomunicazioni, a volte  gravate da debiti, non hanno fatto gli investimenti necessari per rendere  moderna la rete» spiega Francesco Sacco, professore di Management e Tecnologia  all’università Bocconi di Milano. La spesa, poi, è stata indirizzata verso le  aree più popolate e “redditizie”. Non è un caso che la fibra ottica sia arrivata  a Milano per prima: lì c’è una clientela che la chiede a gran voce ed è disposta  a pagare molto per il servizio.

Come mai la banda larga funziona male anche dove c’è?
Gli operatori offrono una banda larga con  una velocità da 7 mega, ma l’Osservatorio Sos Tariffe rivela che ci si ferma in  media a 4 mega quando si deve scaricare una email o un video. E molto meno  quando si vuole caricare una foto su un social network. Una delusione. «Le linee  di connessione sono vecchie e hanno una qualità più bassa delle reti di altri  Paesi» osserva il professore Francesco Sacco. «Se poi il segnale viaggia  wireless, cioè senza fili, c’è un problema di saturazione: superato un certo  numero di apparecchi collegati, non basta più per tutti». Per questo bisogna  puntare su reti più moderne. L’Unione europea ha fissato un calendario per  arrivare nel 2020 a 30 mega in ogni casa e a 100 mega per la metà degli  abitanti. Peccato che l’Italia sia in ritardo.

Ma perché la banda larga è così importante?
«Le imprese italiane vivono di esportazioni. E  avere Internet lento rende difficile fare videoconferenze con soci stranieri,  gestire gli ordini, tenere sotto controllo il magazzino» spiega Alfonso  Fuggetta. Il Censis ha calcolato che il ritardo digitale ci costa 10 milioni di  euro al giorno per minori investimenti nella rete e nei servizi innovativi. Uno  su tutti, l’e-commerce: le vendite online valgono nel nostro Paese 12,2 miliardi  di euro contro i 45 della Francia. Non solo: si stima che per ogni 1.000 nuovi  utenti della banda larga si possano creare 80 posti di lavoro. «Se i giovani  specializzati nel digitale non vengono assunti, è a causa del fatto che il  nostro Paese è rimasto indietro» ammette Francesco Sacco.

E in che modo la banda larga cambierà la nostra vita?
«Oggi il web è sinonimo di video: con la  banda larga si scaricano i film e si parla via Skype. Ma il vero vantaggio è che  si riescono a fare tante cose insieme senza intasare il collegamento: mentre la  mamma invia una email, il papà guarda un documentario in streaming e il figlio  partecipa a tornei di videogame online» dice Fuggetta. L’università offre corsi  a distanza e la sanità si trasforma. «Si può fare assistenza online ai malati  cronici, inviare una Tac e consultare uno specialista durante un intervento  d’emergenza: negli Usa è realtà» spiega Sacco. Anche in Italia ci sono esempi  virtuosi. Come Venezia: il Comune ha riconosciuto che Internet è un diritto e  53.000 utenti vi accedono gratis grazie a linee pubbliche.

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