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Il boom delle armi in Italia

di Sara Scheggia
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Negli ultimi 8 anni le licenze sono raddoppiate, arrivando a 400.000. È la paura della criminalità che spinge a chiederle? O è troppo facile averle?

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Negli ultimi 8 anni le licenze sono raddoppiate, arrivando a 400.000. È la paura della criminalità che spinge a chiederle? O è troppo facile averle?

Sono troppe. E fanno paura. Al punto che il governo ha detto che vuole limitare la diffusione delle armi nel nostro Paese. A riaccendere la discussione è stata la strage del 9 aprile 2015 al tribunale di Milano. L’imprenditore Claudio Giardiello, accusato di bancarotta fraudolenta, è entrato con una pistola e ha ucciso 3 persone. Aveva una licenza per il tiro al volo: un tipo di permesso che è nelle mani di quasi 400.000 italiani, numero che è raddoppiato rispetto al 2007, quando le autorizzazioni erano 178.000. Cosa c’è dietro il boom di acquisti e porto d’armi? Solo passione sportiva o la paura crescente della criminalità? Qui gli esperti fanno chiarezza. A partire da cosa dice la legge.

Come si ottiene la licenza per portare armi? Ogni cittadino può andare in giro con una pistola. A precise condizioni, però. «Ci sono 3 tipi di licenze, dati tutti dalle autorità di pubblica sicurezza: per la caccia, per il tiro a volo e per la difesa personale. Questi permessi richiedono alcune verifiche, da ripetere ogni 6 anni. Per esempio, non bisogna aver commesso reati gravi, come un’aggressione. E sono necessari 2 certificati sanitari, del medico di famiglia e della Asl, che garantiscano l’equilibrio mentale» spiega Edoardo Mori, ex magistrato, tra i massimi esperti dell’argomento. «Ma in questura o prefettura bisogna presentare anche l’idoneità al maneggio di pistole e fucili, che si prende dopo un corso al poligono» aggiunge Mori. Ci sono vari gradi di difficoltà. «La licenza sportiva è la più facile da ottenere» precisa Carlo Clerici, psicologo clinico e ricercatore all’università Statale di Milano. «Per la caccia si aggiunge un quiz sull’habitat naturale. Il porto d’armi per difesa personale, invece, lo si dà a persone a rischio di rapina, come i gioiellieri, o a chi è stato minacciato». Nel 2014 le autorizzazioni di quest’ultimo tipo, spiega la Polizia di Stato, erano poco più di 20.000. Sono le uniche che permettono di girare con l’arma carica. Negli altri casi la pistola o il fucile sportivo si trasportano smontati.

Serve un’autorizzazione per tenerle in casa? «Sì. Bisogna presentare la denuncia di detenzione alle autorità e avere, anche in questo caso, i certificati medici e l’idoneità» dice Maria Placanica, vice questore aggiunto a Roma. Continua Edoardo Mori: «I controlli devono escludere problemi psichici, l’uso di droghe o alcol e condanne penali». L’arsenale domestico degli italiani è grande. Le ultime stime dell’Eurispes parlano di circa 10 milioni di armi. Ma per conservarle in casa ci sono vari vincoli. «Il possessore si impegna a custodirle in un luogo sicuro» spiega Placanica. Tradotto: lontano da bambini ed estranei. C’è poi una seconda regola, ricorda Mori: «Chi è privo del porto d’armi, ma ha solo il permesso per “difesa abitativa”, non può uscire con la pistola dalla propria residenza. Nulla però gli impedisce di tenerla carica sul comodino e usarla in giardino. Colpisce un ladro o un aggressore? Il giudice stabilirà se è stata una reazione proporzionata al pericolo».

Perché aumentano le richieste per le attività sportive? Il boom dei porto d’armi per il tiro al volo, arrivati a quasi 400.000, ha varie ragioni. La prima è il timore di scippi e rapine. Negli ultimi 10 anni le denunce per furti in casa sono più che raddoppiate, rileva il Censis. E la paura della criminalità spinge a chiedere proprio la licenza più facile: quella sportiva. «Ricevo molte email di persone che vogliono procurarsi una pistola per dormire tranquilli» conferma Mori, che gestisce il sito informativo www.earmi.it. Ad aumentare il senso di disorientamento sono anche la crisi economica e l’abbassamento della qualità della vita. «Disoccupazione, immigrazione e peggioramento dei servizi pubblici, dalla scuola alla sanità, ci fanno sentire vulnerabili, incerti, “a rischio”. Qualcuno cerca una rassicurazione nelle armi, perché ha l’impressione che le istituzioni non facciano il loro dovere» spiega Francesca Vianello, sociologa dell’università di Padova. Gli addetti ai lavori ricordano che in questi anni è esploso l’interesse per lo sport in sé. «La passione per il tiro al volo e la richiesta di licenze sono cresciute anche grazie a campionesse come Jessica Rossi, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra» osserva Massimo Vallini, direttore della rivista Armi e tiro. Una tesi confermata dai gestori delle strutture: «La gran parte dei nuovi iscritti viene per divertirsi» dichiara Lucio Zorzo, direttore del campo di tiro a Treviso. Una causa da non trascurare, infine, sono le verifiche straordinarie sui detentori di armi che sono state fatte di recente. «Chiunque abbia una pistola o un fucile senza i permessi deve rivolgersi alle autorità. Molti, che magari non li hanno comprati ma solo ereditati, ne approfittano comunque per chiedere il porto d’armi. La trafila burocratica infatti è la stessa della licenza che autorizza a tenere armi in casa» nota lo psicologo Carlo Clerici.

Bisogna fare più verifiche su chi le possiede? Le stragi più scioccanti portano la firma di persone che avevano un’autorizzazione per il tiro al volo. Non solo Giardiello: anche Omar Bianchera, che nel Mantovano nel 2010 ha ucciso 3 persone. E Andrea Zampi, che nel 2013 ha freddato 2 impiegate a Perugia. «Uomini con problemi, che non avrebbero dovuto essere armati. Sono però casi limite: anche se è giusto evitare che ci siano troppi fucili in circolazione, un giro di vite non ridurrebbe il rischio» sostiene Edoardo Mori. La legge italiana, tra l’altro, è simile a quella di molti Paesi europei. «Norme più severe non riducono le aggressioni da parte di squilibrati» dice Carlo Clerici. «Bisogna piuttosto investire di più sul sistema sanitario, oggi colpito dai tagli. Le regole ci sono e vanno applicate in modo rigoroso. Anche se è difficile prevedere i gesti dei folli, i controlli medici possono essere migliorati, per evitare di dare il porto d’armi a soggetti “a rischio”. È questa l’unica strada».

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