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Ma davvero in ogni uomo può nascondersi un Carlo Lissi?

di Annalisa Monfreda
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Il triplice assurdo omicidio di Motta Visconti è ancora lì, sui titoli dei giornali come nella mia testa. A porre insistentemente una domanda senza risposta: può davvero succedere in ogni famiglia apparentemente normale?

Mi ha colpito la tesi di Margherita Spagnuolo Lobb, psicologa e psicoterapeuta, direttore dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, che conferma l’impressione che ho avuto subito: Carlo Lissi, l’impiegato di 31 anni che ha ucciso moglie e figli, non è un pazzo. O almeno non uno di quelli che riteniamo tali, che sentono le voci, hanno deliri, allucinazioni. La sua è una nuova forma di follia, la follia dei giorni nostri, ossia «il distacco dalle emozioni e l’incapacità di provare sentimenti».

Questa tesi mi ha incuriosita e ho fatto subito qualche domanda a Margherita Spagnuolo Lobb.

Se quella di Carlo Lissi è la "nuova follia" (la stessa di Erika e Omar secondo la studiosa) vuol dire che fatti del genere un tempo non accadevano?

«Sì, credo che questi fatti, pur essendo eccezionali, portano una novità, che è legata all'evoluzione sociale, in questo caso alla desensibilizzazione del sentire sociale. La nuova follia è l’effetto di una condizione di incertezza (già evidenziata dai sociologi e filosofi della società post-moderna e del "pensiero debole") che si ripercuote nel nostro modo di vivere le relazioni intime e sociali».
Una madre e un padre cosa dovrebbero fare per educare i figli a provare emozioni?

«Avere il coraggio (perché di questo si tratta oggi) e la forza di stare nella relazione con i figli, non lasciarli a una forma di apparente "auto-gestione" da internet, play station e social network, ma sedersi nella loro stanza e comprendere dai movimenti del loro corpo, dal loro respiro, le paure che continuamente negano e gli amori che non riescono ad accogliere nella loro anima».
Quali sono i sintomi di questa nuova follia? È possibile prevederla prima che si tramuti in gesti simili?

«I sintomi possono essere un comportamento egocentrico, un pretendere di fare a tutti i costi ciò che si vuole senza tener conto delle esigenze degli altri, un disagio personale a cui viene dato troppo spazio nella relazione, insomma una pretesa vittimistica  di ottenere un'attenzione pretestuosa, che mette in risalto la mancanza dell'altro, che non riconosce gli sforzi amorevoli dell'altro».
Sono solo le emozioni negative che queste persone non sanno gestire o anche quelle positive?

«Anche quelle positive, certamente. Anzi, in genere è più difficile e ansiogeno per queste persone sentire di essere amate (sono abituate a essere date per scontate) che non sentire di essere dimenticate o aggredite».
Chi ammira un gesto del genere è a sua volta capace di compierlo? Penso a tutti gli adolescenti che scrissero lettere di ammirazione a Erika e Omar in carcere.

«Non basta ammirare questi gesti per poi compierli davvero. Chi dice di essere affascinato da questi gesti esprime una provocazione che dovremmo cogliere e che dovremmo curare».

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