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Carlotta, che ha salvato 50 migranti

di Monica Triglia
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«Ho fatto quello che tutti avrebbero fatto» ha raccontato Carlotta Dazzi che, in vacanza in barca a vela in Grecia, non ha esitato a soccorrere un gruppo di migranti. Ma di 15 imbarcazioni, la sua è stata l'unica a intervenire

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«Ho fatto quello che tutti avrebbero fatto» ha raccontato Carlotta Dazzi che, in vacanza in barca a vela in Grecia, non ha esitato a soccorrere un gruppo di migranti. Ma di 15 imbarcazioni, la sua è stata l'unica a intervenire

Triglia Monica
Un'opinione di

Monica Triglia

Nata a Casale Monferrato, è vicedirettore di Donna Moderna. Ama viaggiare, leggere, gli animali. Ha...

C’è una cosa che mi ha colpito questa settimana. E non è il deserto cittadino tipico del periodo di ferragosto.

È la storia di Carlotta Dazzi, milanese, che nella vita fa la giornalista come me.

Carlotta è la persona che, in vacanza in barca a vela con la famiglia nell'isoletta di Pserimos, in Grecia, ha soccorso una cinquantina di migranti siriani, tra cui 11 bambini di meno di un anno (la vedete nella foto in alto). «Persone sbattute sugli scogli nel cuore della notte davanti alla nostra barchetta su un gommone stramarcio. Urla, pianti, paura che si palpava nell’aria e alla cieca» ha raccontato a Repubblica.

La tragedia dei migranti lei la conosce bene. «Faccio la volontaria da un anno al mezzanino della stazione Centrale perché non potevo più stare a guardare la tragedia umana dei siriani in fuga dalla guerra».

Carlotta non è stata a guardare neppure l’altra notte.


Quando, con il marito, è stata svegliata dalle grida e dai singhiozzi di tanti disperati e non ha esitato ad aiutarli a raggiungere la spiaggia evitando che rischiassero la vita, sfamandoli con pane, acqua e biscotti.

Carlotta dice di non aver fatto niente di speciale «quello che qualunque marinaio farebbe». Ma…

«Ma è vero che nella baia c’erano altre 15 barche e solo il nostro gommone è partito in soccorso dei profughi. E questo la dice lunga sulla paura dello straniero».


Ecco, in tempi in cui sull’emergenza migranti, che certamente esiste, sento dire tante cose che fanno male («Linea dura, lasciateli in mare, abbandonateli al loro destino»); in tempi in cui capita sempre più spesso di chiedersi se esistano ancora la pietà umana e anche la  memoria di ciò che noi italiani siamo stati appena un secolo fa… Sì, soprattutto in tempi come questi mi piace avere potuto raccontarvi qui la storia di Carlotta.

La bella storia di una bella persona.



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