Chikungunya, allarme zanzara tigre fino alla fine di ottobre

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Aumentano i casi di contagio. Perché? La zanzara tigre resiste in autunno? Chi e quando punge? Tutte le risposte dell'esperto

Superano quota 100 e sono destinati a salire, i casi di chikungunya registrati in Italia, tra Roma e Anzio. L’ultimo bollettino reso noto rivela che sono già 102 le persone infettate. La progressione si è stabilizzata su una media di 10 casi in più al giorno. Il numero, a detta degli esperti, aumenterà ancora. La zanzara tigre, il vettore del virus, “in genere è attiva da marzo a ottobre”.

La chikungunya è una malattia grave?

Dagli esperti continuano intanto ad arrivare messaggi tranquillizzanti. “La chikungunya – viene ribadito dall’ospedale Spallanzani di Roma - non è una malattia grave, ma è una sindrome similinfluenzale che nella stragrande maggioranza dei pazienti si risolve nel giro di pochi giorni”. Al momento risulta solo un ricovero. Un donna incinta è stata trattenuta in ospedale per monitorare lo sfogo cutaneo che l’ha colpita, un rossore diffuso, senza prurito. Per i residenti nel territorio dell’Asl Roma 2 e ad Anzio resta il blocco temporaneo delle donazioni di sangue, mentre nel resto della capitale e del Lazio e in tutta Italia si rilanciano gli appelli per reclutare volontari e rinforzare le scorte di sacche per le trasfusioni.

Le bonifiche e le disinfestazioni sono regolari?

Gli interventi di bonifica, dopo i ritardi iniziali e le polemiche, sono diventati sistematici. O, perlomeno, così, viene comunicato. “Nelle aree dove si segnalano casi autoctoni singoli o focolai epidemici (2 o più casi) - garantisce la Regione Lazio - scattano le misure di disinfestazione previste dal Piano nazionale di Sorveglianza 2017 del ministero della Salute, cioè trattamenti su suolo pubblico e privato, trattamenti adulticidi con prodotti abbattenti e trattamenti dei focolai larvali, con replica di tutti gli interventi in caso di pioggia”. La Regione Lazio ha messo a punto una serie di pagine web dedicate all’argomento, con nozioni di base e suggerimenti (regione.lazio.it/rl/zanzare). Altre informazioni su chikungunya, zanzara tigre e dintorni le dà il professor Massimo Galli, vice presidente della Società italiana malattie infettive e tropicali e docente della Statale di Milano.

Dobbiamo preoccuparci?

“Nonostante i casi stiano aumentando, come prevedibile, la diffusione della malattia non ha assunto l’andamento esplosivo osservato in alcune aree tropicali in cui è penetrata di recente. Anche le altre epidemie segnalate in Francia e in Italia, dieci anni fa, si sono autolimitate, a suggerire condizioni ecologiche non pienamente favorevoli alla ampia diffusione della malattia”.

Tutta colpa della zanzara tigre?

“La zanzara tigre (Aedes albopictus) si è meritata un posizione di rilievo tra le cento specie invasive più pericolose al mondo, diffondendosi a partire dall’Asia in tutti i continenti, tranne l’Antartide, in poco più di mezzo secolo. L’Europa è stata interessata per ultima. In Italia compare nel 1990 a Genova, dove sbarca probabilmente con un carico di copertoni usati provenienti dagli Usa. Ma è verosimile che le vie e le occasioni di ‘importazione’ siano state più di una, e che piante e fiori trasportati dall’Asia in vaso abbiano contribuito a facilitarne molteplici ingressi nel Paese”.

Quando punge e chi?

“La zanzara tigre è prevalentemente antropofilica, le femmine della specie preferiscono cioè pungere gli umani. Può però avere un ruolo nella trasmissione tra cane e uomo della dirofilariosi, una malattia parassitaria. Punge inoltre più frequentemente all’aperto, ma può adattarsi anche al chiuso. A differenza di molte altre specie, tra cui la comune Culex pipiens, è più attiva nelle ore di luce del mattino e del pomeriggio, meno nelle ore centrali della giornata e di notte. Ad ogni ‘pasto’ assume meno sangue di quanto le necessita per deporre le uova e pertanto tende a pungere più volte e persone diverse, aumentando la probabilità di trasmissione delle infezioni di cui può essere vettore: oltre alla chikungunya, lo zika, la dengue, l’encefalite di St. Louis e, con moderata efficienza, la febbre gialla”.

In che condizioni vive e resiste?

“In Italia la zanzara tigre è in genere attiva da marzo a ottobre. In opportune condizioni di temperatura ed umidità, la femmina adulta vive 30-40 giorni. La ‘conquista’ di aree di distribuzione al di fuori delle fasce tropicali l'ha costretta ad adattarsi per poter passare l’inverno. Il mantenimento della specie nei territori con inverni freddi è garantito dalla sopravvivenza di uova che entrano in diapausa, bloccano cioè la loro maturazione nei mesi invernali per riattivarsi poi in primavera. La distribuzione e la consistenza di questa specie sono determinate da variabili ambientali, quali la temperatura media del mese di gennaio, la temperatura media annua e le precipitazioni annuali”.

Quali sono le previsioni?

“Se la temperatura media in gennaio è localmente inferiore allo zero - spiega sempre il professor Galli - vengono in gran parte compromesse le uova deposte l’anno prima, che sono indispensabili per la ricomparsa di una popolazione attiva di zanzare adulte in primavera. Una temperatura media annua superiore agli 11 gradi è invece un fattore che favorisce la sopravvivenza delle uova ed il mantenimento di esemplari nell’area interessata. Per prosperare, infine, la zanzara tigre ha bisogno di precipitazioni annue superiori ai 500 millimetri”. Fortunatamente, come precisano altri esperti, il virus chikungunya non si trasmette alle uova e dunque alle larve.

Quali sono le zone più a rischio?

“La zanzara tigre – ancora parole dei vice presidente Simit - è molto stanziale: se non viene trasportata da vento forte, trascorre l’intera sua vita nel raggio di meno di 200 metri dal punto dove è stato deposto l’uovo da cui è nata. Per deporre le uova, le femmine cercano di trovare un surrogato delle cavità naturali degli alberi dove la specie le deponeva nelle sue aree d’origine, possibilmente al buio o in penombra. Questo vuol dire che in ambiente urbano le zanzare sceglieranno barattoli vuoti, sottovasi, grondaie ed in generale qualsiasi oggetto in cui possa formarsi una raccolta d’acqua. Le uova possono infatti resistere in un ambiente secco per oltre sei mesi, ma hanno bisogno di acqua per schiudersi.”.

Le contromisure avranno effetti?

“La possibilità di contenimento dell’attuale epidemia dipende molto dalle condizioni climatiche delle prossime settimane. Dalla capacità di ridurre i contesti favorevoli alla deposizione delle uova, e alla sopravvivenza delle stesse all’inverno, derivano le sorti sia della diffusione della malattia in tempi ravvicinati, sia della consistenza delle popolazioni di zanzare presenti il prossimo anno. Per il momento - conclude il professor Galli - i repellenti per insetti possono offrire un’opzione di difesa individuale, specie nelle aree in cui la zanzara tigre risulta più abbondante”. 


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