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Cosa serve davvero contro la siccità

di Sara Scheggia
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Non bastava lo smog. Dopo un Natale e un gennaio senza pioggia e senza neve, l’allarme ora è la siccità. In questo inverno troppo mite, le mimose sono già fiorite in alcune regioni. Se continua così, la crisi idrica è assicurata. Come rimediare?

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Non bastava lo smog. Dopo un Natale e un gennaio senza pioggia e senza neve, l’allarme ora è la siccità. In questo inverno troppo mite, le mimose sono già fiorite in alcune regioni. Se continua così, la crisi idrica è assicurata. Come rimediare?

RIPARARE GLI ACQUEDOTTI  «Quelli attuali sono dei colabrodo: perdono in media oltre il 37 % dell’acqua che trasportano, con punte del 50% al Sud. Rinnovare la rete idrica è una priorità» spiega Rolando Manfredini, responsabile sicurezza alimentare di Coldiretti. Secondo l’associazione, l’inverno “pazzo” causerà danni per 1 miliardo di euro al cibo italiano. «La situazione è critica. Sul Po il livello dell’acqua è 2 metri più basso rispetto all’anno scorso. Il lago Maggiore è al 17% della sua capacità, quello di Garda a un terzo. Senz’acqua rischiano i raccolti della bella stagione, dal grano alla frutta».

CREARE BACINI ARTIFICIALI  «L’acqua piovana andrebbe immagazzinata in invasi di medie e piccole dimensioni, realizzati in collina e in pianura, aree che in genere vengono colpite dal dissesto idrogeologico» dice Massimo Gargano, direttore generale di Anbi, l’Associazione nazionale dei consorzi di bonifica e irrigazione. «Oggi ce ne sono pochissimi. Invece con 3.000 progetti, diffusi in tutta Italia, si potrebbe raccogliere le acque delle piene, evitando disastrosi allagamenti, per poi utilizzarle nei momenti di deficit. I costi? 8 miliardi di euro. Una cifra alta ma ragionevole, se pensiamo che ogni anno si spende oltre 1 miliardo per calamità naturali legate all’acqua».

RIDURRE GLI SPRECHI  La siccità è frutto del riscaldamento globale. Tagliare la CO2 quindi è indispensabile. E non basta fare a meno dell’auto, o abbassare la temperatura dei caloriferi. Pur con emissioni ridotte, nei prossimi anni ci sarà comunque un 15 %di piogge in meno» nota il fisico Antonio Navarra, presidente del Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici. «Occorre “adattarsi” alla siccità, limitandone l’impatto. Ciascuno di noi può contribuire, impegnandosi a non sprecare l’acqua in casa. Ma non solo: i campi vanno coltivati in modo più efficiente con nuove tecniche di irrigazione. Si deve produrre in base ai reali bisogni, evitando di buttare cibo. E riciclare di più, usando acque di scarto per lavare le strade o riempire le fontane».

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