Il congedo parentale obbligatorio è già realtà. In una cooperativa

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di

Riccarda Zezza

Si chiama Archilabò. È una realtà del no-profit bolognese impegnata nel settore educativo. E ha deciso di anticipare la legge dello stato

Un'opinione di:
Imprenditrice, ricercatrice, docente, si batte perché i modelli di lavoro, di mercato e di società...

15 giorni pagati ai neopapà all’80% dello stipendio. È quanto stabilisce un disegno di legge ancora in discussione proposto dalla vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli.

Ma la cooperativa bolognese Archilabò ha deciso di non aspettare l’entrata in vigore della legge. Così ha messo a statuto la paternità obbligatoria, lasciando a casa i papà per due settimane dopo la nascita del figlio e pagando di tasca propria quella cifra.

Lo fa perché – e questa spiegazione vale più di un decreto – anche i padri «devono avere la possibilità di acquisire questo senso di responsabilità». Un'opportunità unica e preziosa di crescere come uomini, ancora prima di un diritto.

Oggi in Italia gli uomini non hanno diritto alla paternità.

Proprio quel diritto sacro e iperprotetto delle madri, quello che le tiene a casa per 150 giorni intorno alla nascita di un figlio, ai padri riconosce appena 2 giorni.

Per conoscere il bambino che è appena arrivato nella loro vita.

Per condividere la trasformazione di una famiglia.

Per scoprire un nuovo senso di responsabilità e nuovi equilibri.

Agli uomini non si danno che 2 giorni. Così complicati da capire e gestire che ne usufruisce meno del 10% dei padri.

La legge italiana, la nostra cultura, pretende che per gli uomini non cambi nulla. Che si torni al lavoro come se niente fosse, che il cambiamento riguardi solo la vita della madre.

Facendo così, genera un distacco senza speranza. L'impossibilità di condividere, o la possibilità lasciata solo alla buona volontà, contro corrente, delle coppie, fa della nascita un bivio: alla donna tutto il diritto e tutto il dovere della cura, all'uomo tutto il diritto e tutto il dovere del lavoro.

Resta il conflitto tra vita e lavoro, espresso appieno da due identità divergenti: la mamma e il papà.

Oggi, nel terzo millennio. Oggi che le donne lavorano, che buona parte dei lavori riguardano la conoscenza e non si svolgono in fabbrica, oggi che i giovani uomini trasecolano stupiti quando il copione si ripete, impossibile e imprevisto, anche con loro.

Condannati a una paternità part time.

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