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Contraccezione in calo in Italia

di Isabella Colombo
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Pillola, spirale, profilattici: siamo uno dei Paesi europei dove si usano meno. La ragione? Parlare di sesso è ancora un tabù

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Pillola, spirale, profilattici: siamo uno dei Paesi europei dove si usano meno. La ragione? Parlare di sesso è ancora un tabù

Nel nostro Paese calano le nascite: nel 2014 ce ne sono state 509.000, il livello minimo dall’Unità d’Italia. Diminuiscono anche gli aborti: meno 56 % rispetto al 1982. Eppure le italiane sono agli ultimi posti nell’uso di strumenti per la contraccezione. Lo dicono i nuovi dati dell’Ippf, la rete globale di associazioni per la libertà e la salute delle donne che, tra 16 nazioni Ue, mettono l’Italia in 12esima posizione. Davanti a Cipro, Romania, Lituania e Repubblica Ceca e ben lontano dalla Svezia, dove pillola e spirale per le under 21 le passa il sistema sanitario nazionale.

PERCHÉ NON AMIAMO GLI ANTICONCEZIONALI?
Soprattutto per ragioni culturali. «Siamo uno dei pochi Paesi europei senza un piano obbligatorio di educazione sessuale nelle scuole» dice Nicoletta Orthmann, coordinatore medico scientifico di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della Donna che ha pubblicato un opuscolo informativo sul tema (ondaosservatorio.it). «E fatichiamo a parlare di sesso a casa con i figli. Inconsciamente lo consideriamo qualcosa di disdicevole, non un aspetto fondamentale della nostra salute quale, invece, è. Perfino le istituzioni fanno poche campagne di sensibilizzazione e di prevenzione».

LE RAGAZZINE SONO PIÙ ESPOSTE A GRAVIDANZE E MALATTIE SESSUALI? Secondo la Società italiana di ginecologia e ostetricia, solo 3 su 10 si rivolgono a mamme e medici quando è ora di proteggersi. «Le altre si arrangiano: un tempo potevano accedere facilmente e gratuitamente ai consultori, che oggi purtroppo scarseggiano. Nella sola Lombardia ne hanno chiusi il 30%. Così la soluzione più facile è il preservativo, ma spesso non viene utilizzato dalle teenager. L’equivalente femminile, il femidom, è del tutto sconosciuto, oltre che più costoso e difficilmente reperibile. Morale: stando ai dati, quasi la metà degli under 25 non si protegge».

COME MAI LE DONNE NON SI INFORMANO? Il 68 % delle italiane, sempre secondo Ippf, non conosce alternative alla pillola e solo il 16 % la usa. Eppure il mercato offre altre soluzioni: dal progesterone all’anello vaginale, alle nuove spirali che sospendono la mestruazioni (info su sicontraccezione.it). «Per ogni donna esiste il contraccettivo giusto, ma poche hanno una consulenza personalizzata» nota Orthmann. I motivi? «Spesso andiamo dal ginecologo solo se abbiamo un problema e in cerca di soluzioni immediate. Quanto alla classica pillola, a causa della crisi, molte hanno smesso di prenderla. Nessuno dice che esiste un farmaco equivalente a minor prezzo».

IN CHE MODO SI SPIEGANO LA POCA CONTRACCEZIONE E LA BASSA NATALITÀ?
In parte c’entra l’aumento dell’infertilità: il ministero della Salute stima che il 20 % di coppie non riesca a procreare, il doppio rispetto a 20 anni fa. «Però la contraccezione dovrebbe essere usata al di là delle gravidanze indesiderate» avverte la dottoressa Orthmann. «Le malattie sessualmente trasmissibili esistono e non c’è altro modo di evitare il contagio se non proteggendosi con il preservativo».

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