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Da Brembate a Motta Visconti: non chiamatela pazzia

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L'omicidio di Yara. La donna sgozzata dal marito dopo aver fatto l'amore. Tutto lascia pensare a un disegno criminale, non a un raptus di follia.

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L'omicidio di Yara. La donna sgozzata dal marito dopo aver fatto l'amore. Tutto lascia pensare a un disegno criminale, non a un raptus di follia.

Succede tutte le volte che un fatto di cronaca pennella immagini che non riesci a proiettare nella tua testa.

Un informatico di Motta Visconti che fa l’amore con sua moglie, poi la sgozza, ficca un coltello nella gola dei due figli e va a tifare per l’Italia al bar.

Un muratore quarantenne, padre di tre creature, che pare abbia tentato di stuprare una ragazzina (sì, proprio lei, Yara) e l'abbia lasciata agonizzante in un prato, a morire di freddo.

È proprio allora che appare quella parola: pazzia. Che mette a tacere la nostra coscienza. Mitiga le nostre paure. E paradossalmente restituisce una logica alle immagini che la nostra testa rifiuta di concepire.

La vedo circolare questa parola: rimbalza dalle bacheche di Facebook ai titoli di giornale. E l'ho usata anch’io, oggi, in riunione di redazione, per togliermi dall'impiccio del come-parlare di una tragedia che ti lascia senza fiato.

Sì, l’ho chiamata pazzia. Eppure è tutto fuorché pazzia. Così come ho scritto io stessa dopo aver visto la piece Ferite a morte di Serena Dandini:

«i raptus improvvisi, la follia, gli attacchi di gelosia di cui parlano i titoli dei giornali in realtà non esistono. Le cronache, anche se fanno venire i brividi, vanno lette. Perché raccontano di donne segate minuziosamente. Donne colpite a morte e lasciate spirare lentamente sotto gli occhi freddi dell’assassino. No, questa non è follia, ma disegno criminale. Una ripetuta, convinta, premeditata violenza di genere».

Alla fine, le parole le abbiamo trovate. Sono quelle di una giovane parlamentare calabrese, Celeste Costantino, che lotta per portare nelle scuole l’ora d’amore, ossia l’educazione sentimentale e che intervistermo su uno dei prossimi numeri di  Donna Moderna.

Intanto mi piacerebbe sapere da voi cosa ne pensate: è questa la via d’uscita per non dover più violentare la nostra immaginazione con fatti di cronaca simile. Basterà davvero prenderli da bambini ed educarli all’amore?

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